Ragazzini abusati, 12 anni all’allenatore

13 Febbraio 2019

Condannato l’insegnante di baseball: dovrà risarcire 9 bambini e genitori, scatta una provvisionale di 322mila euro

CHIETI. Condannato a 12 anni di carcere per violenza sessuale nei confronti di 9 minori. Riccardo Furgiuele, 53enne agente di commercio di origini venezuelane, residente a San Giovanni Teatino, anche ieri in aula, ha negato fino alla fine. Ma i giudici di primo grado Andrea Di Berardino, Chiara Di Gerio e Riccardo De Mutiis non gli hanno creduto. E sono andati anche al di là dei 10 anni chiesti dal pubblico ministero Giuseppe Falasca. Furgiuele dovrà anche risarcire le parti civili con una somma che verrà quantificata in un altro processo. Ma nel frattempo deve dare una provvisionale complessiva di 322mila euro.
L’ACCUSA. «Raramente mi è capitato in un processo così delicato di trovare prove di tale forza ed evidenza», ha detto il pm Falasca in aula, parlando di riscontro tra le testimonianze «agghiaccianti» dei bimbi, giudicate attendibili dal perito Gloria Colabufalo (che ha condotto un incidente probatorio molto contestato dalla difesa), quelle parallele dei genitori e gli elementi oggettivi, primo fra tutti il certificato medico su uno dei bimbi.
IL CERTIFICATO MEDICO. È l’8 marzo 2017 quando una mamma porta il figlio di 8 anni al Pronto soccorso per farlo visitare. Tre giorni prima aveva parlato con il padre di un amichetto del figlio che tirava in ballo «attenzioni morbose» e «carezze lascive» dell’allenatore. Lei inizia così a dare un’altra interpretazione ai malesseri del figlio: mal di pancia, dolore al sedere e tornare sconvolto dagli allenamenti acquistano improvvisamente un altro senso. Così prende il figlio da parte e inizia a fargli una serie di domande, tanto drammatiche quanto specifiche. All’esito delle quali si consiglia con l’amica avvocatessa Monica D’Amico che le dice di portare il bimbo dal Pronto soccorso. Il medico Giuseppe Cipollone e poi il consulente Cristian D’Ovidio accertano che i risultati sono «pienamente compatibili con episodi di penetrazione anale di tipo sessuale». Parte così l’indagine della Seconda sezione della Squadra mobile teatina, che il 22 marzo 2017 arresta Furgiuele.
REGALI E TRASFERTE. L’indagine inizia da tre casi, ma poi saltano fuori altre storie. Fino ad arrivare ai 9 ragazzini, dagli 8 ai 13 anni. L’ultimo, ormai trasferitosi in Sicilia, ha deciso di denunciare leggendo la notizia sul sito del Centro. Ma il rischio, come ha detto l’avvocato di parte civile Vittorio Iovine, è che «la verità processuale sia solo la punta dell’iceberg della verità reale». Il modus operandi era sempre lo stesso: regali (anche importanti, dal monopattino elettrico a un x-box), rette del baseball pagate a chi era in difficoltà, l’accreditarsi come uomo di fiducia e infine anche metodi forti con sonori schiaffoni. L’ordinanza del gip descrive Furgiuele come «soggetto privo di scrupoli, aduso a condotte abusanti di rilevante spessore che si è garantito l’impunità grazie al silenzio imposto ai minori». Il loro racconto presenta diversi tratti in comune: gli abusi si verificavano agli allenamenti, al bar vicino al campo di Santa Filomena (era chiuso ma Furgiuele aveva le chiavi), nella casa della madre a Sambuceto, nell’auto di lui e nel pulmino della squadra con cui riaccompagnava gli atleti e, infine, nelle trasferte. Emblematica quella di Jesi dove l’allenatore porta con sé, facendolo stare nella sua stanza, un bimbo neanche convocato per la partita.
LA DIFESA. «Una congerie di fatti senza riscontro»: per l’avvocato della difesa, Luigi Antonangeli, non ci sono prove schiaccianti. Il difensore ha contestato il capo d’imputazione perché «troppo generico e per questo motivo lesivo del diritto di difesa» e ha chiesto la nullità dell’incidente probatorio. Ha chiesto inoltre che, in caso di condanna, Furgiuele non dovesse restare ai domiciliari, per poter lavorare, in attesa del secondo grado. Richiesta rifiutata.