Raggiri al Parco scientifico «Restituite 163mila euro»

Violazioni erariali: la Corte dei conti condanna gli ex amministratori D’Orazio e Tenaglia Dovranno risarcire la Regione per il progetto di finanziamento di 50 borse di studio
CHIETI. Il Parco scientifico e tecnologico e gli ex presidente e vice presidente Benigno D’Orazio ed Emidio Antonio Tenaglia sono stati condannati dalla Corte dei conti a dare alla Regione Abruzzo 163.576 euro come risarcimento danni per violazioni erariali. La vicenda riguarda il caso del progetto “Giovani Innovazione” che avrebbe dovuto assicurare borse di studio a 50 laureandi per contratti di ricerca pluriennali. Solo che a un certo punto il progetto, finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali tramite la Regione, cambia forma. E i soldi, anziché andare a favore dei laureandi, vanno a finire, secondo la ricostruzione della procura della Corte dei conti, nelle casse di alcune società partner del Parco. «Con l’artificio e il raggiro», scrive la Corte dei conti nella sentenza firmata da Tommaso Miele, Federico Pepe e Gerardo de Marco, «si utilizzava un progetto già approvato, snaturandolo totalmente e simulandone una nuova formulazione. Si trasmetteva lo studio fattibilità-progetto esecutivo in maniera artefatta al fine di indurre in errore in primo luogo la Regione Abruzzo e successivamente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali allo scopo di ottenere il finanziamento che, secondo i piani originali, veniva concesso per l’erogazione di borse di studio ai 50 laureandi aderenti al progetto». I 50 contratti di ricerca pluriennali avrebbero dovuto creare altrettanti posti di lavoro ad alto contenuto professionale e 50 “pacchetti” innovativi concordati con le imprese aderivano al progetto. «Tale obiettivo», si legge nella sentenza, «era chiaramente distorto in quanto entravano nel Parco delle società partner e il finanziamento era utilizzato per ricompensare le attività artatamente e artificiosamente svolte da queste». Mentre nel progetto originario gli stipendi del ricercatori costituivano l’83% del finanziamento pubblico dell’importo di 2.595.000 euro, nella seconda versione l’84% del finanziamento (2.175.399 euro) era stato dirottati verso «inutili e costotissime attività di intermediazione». Per i ricercatori restavano solo le briciole. E così, attraverso «prestazioni fittizie», «acquisti simulati» e «corsi di formazione inesistenti» si è arrivati a quella che la procura definisce una «indebita erogazione di contributi pubblici».
D’Orazio si è difeso invocando la prescrizione del diritto al risarcimento del danno erariale in quanto sarebbe ormai passato il termine dei cinque anni dal verificarsi del fatto e rigettando le accuse di artifici e raggiri sul progetto che non sarebbe stato sviato dalle finalità originarie. Tenaglia si è difeso aggiungendo che le attività svolte dai privati non avevano margine di utilità. Il Parco invece ha rimandato ai due ex amministratori eventuali responsabilità. (a.i.)

