Raimondi: «Di Primio si dimetta»

23 Febbraio 2017

Inchiesta Megalò 3, per Febo il sindaco deve chiedere scusa. Di Stefano difende il primo cittadino

CHIETI. Enrico Raimondi (L’Altra Chieti) chiede le dimissioni del sindaco Umberto Di Primio, Luigi Febo gli chiede di scusarsi con la città e Bruno Di Paolo chiede un’atto di responsabilità del sindaco perché faccia un passo indietro.

Il centrosinistra, insomma, parte all’attacco dopo la pubblicazione sul Centro delle intercettazioni dell’inchiesta sul Megalò 3. L’unica difesa, diremmo d’ufficio, arriva dall’onorevole di Forza Italia e punto di riferimento del centrodestra locale Fabrizio Di Stefano.

«Allora Umbè... tu mò mi devi spiegare... questa c... di candidatura ci devo mettere la faccia o no?» chiede va l’imprenditore Enzo Perilli, titolare della società Akka che vuole realizzare il Megalò 3, uno dei nuovi centri commerciali che il sindaco ha sempre detto di non amare. «Sono frasi che sconcertano», dice Di Paolo, «mi auguro che la città non ne esca massacrata. Già abbiamo così tanti problemi a cui pensare. Il discorso giudiziario è una cosa, altra cosa è quello etico e morale. Mi auguro che il sindaco faccia un’atto di responsabilità nei confronti di questa città che gli ha dato tanto e faccia un passo indietro».

«Io ci metto la faccia fino a che non abbiamo vinto» diceva Perilli a Di Primio all’epoca del lancio della candidatura a fine 2014 e il sindaco rispondeva che era «subentrato l’alto biondo e occhi azzurri», aggiungendo che «l’avversario è molto debole». «Non sono né biondo né con gli occhi azzurri e quindi non mi sento chiamato in causa per questo», è il commento di Febo, «è doveroso però prendere una posizione rispetto a quanto sta emergendo e cioè, a prescindere dagli sviluppi delle indagini, il sindaco dovrebbe perlomeno chiedere scusa ai cittadini».

«Al di là della rilevanza penale delle dichiarazioni e che sarà il Tribunale ad accertare», dice Raimondi, «si evince una inquietante e insana commistione tra una parte di imprenditoria e la politica, che tanto male ha fatto negli anni alla nostra città. Dalle intercettazioni, in particolare, emerge come una opera discutibile, di cui nessuno conosce i dettagli, quale Megalò 3, possa essere realizzata “in cambio” di contributi per campagne elettorali o, peggio, per sostenere la situazione economica di un singolo politico. Al di là della responsabilità penale, che dovrà essere accertata nelle sedi opportuno, è evidente che il sindaco non può continuare a svolgere serenamente il proprio mandato e che sarebbe opportuno, da parte sua, di fare un passo indietro, consentire alla città di essere adeguatamente amministrata e, una volta chiarita la sua posizione processuale, ricominciare a fare politica, se lo riterrà opportuno».

«Lo strumento delle intercettazioni è ormai diventato per alcuni politici non un mezzo di supporto alle indagini giudiziarie ma uno strumento di attacco politico», dice l’onorevole Di Stefano. «Per quanto mi riguarda le lascerei a una valutazione sclusivamente di carattere giudiziaria e quindi non di mia competenza che riguarda solo la valutazione dell’eventuale valenza politica. Questo principio vale per tutti, per il caso Di Primio, come per il caso D’Alfonso e il caso Raggi. Poi le valutazioni politiche sono altre». (a.i.)