Rapina al capo della Mobile, 5 anni in cella

Condannato l’albanese accusato del colpo in casa di Costantini: scappò con 8mila euro di gioielli
CHIETI. Cinque anni di carcere per la rapina a casa del capo della squadra mobile di Chieti. È la condanna inflitta a Klaudio Metaj, l’albanese di 31 anni finito nei guai per il colpo nell’abitazione di Francesco Costantini, vice questore aggiunto della polizia di Stato. La sentenza del tribunale teatino (presidente Guido Campli, giudici a latere Andrea Di Berardino e Chiara Di Gerio) è arrivata ieri mattina dopo che il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto una pena di 6 anni e duemila euro di multa. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Italo Colaneri, aveva puntato invece alla derubricazione del reato da rapina impropria a furto aggravato.
I fatti risalgono all’11 marzo del 2016. Secondo l’accusa, l’albanese entrò nell’abitazione di Costantini, a Francavilla al mare, dopo aver forzato una finestra della zona giorno con un grosso cacciavite. Il malvivente riuscì a impossessarsi di numerosi gioielli e pietre preziose per un valore approssimativo di 8mila euro: tre orologi, una collana in oro, due paia di orecchini in oro bianco, un braccialetto da uomo con le perle e due zaffiri. Il furto si trasformò in rapina perché il padrone di casa, che era uscito per accompagnare una parente a Pescara, rientrò sorprendendo il ladro. Quest’ultimo gli diede una spinta e lo strattonò, «al fine di guadagnarsi la via di fuga assicurandosi il possesso della refurtiva e la momentanea impunità», si legge sul capo d’imputazione. «È emersa chiaramente la responsabilità dell’imputato», ha detto il pm Ciani durante la requisitoria. «Il rapinatore è stato anche riconosciuto da Costantini, che era riuscito a trattenere il cellulare del malvivente dopo la colluttazione». Per l’avvocato Colaneri, invece, «non si è trattato di una rapina ma di un furto: lo stesso Costantini, quando è stato ascoltato in tribunale, ha sottolineato che non c’è stata violenza: Metaj aveva con sé un grosso cacciavite, però non lo ha utilizzato né per picchiare il padrone di casa né per minacciarlo». Ma per i giudici si è trattato di rapina impropria: da qui la condanna a 5 anni di reclusione e 300 euro di multa. L’imputato non ha partecipato all’udienza: è detenuto in Albania per altri reati. L’avvocato Colaneri presenterà ricorso in appello. A ottobre di due anni fa per questa vicenda aveva patteggiato un anno e 8 mesi un 25enne originario della Calabria ma residente in Abruzzo, figlio di un testimone di giustizia, che, secondo l’accusa, aveva fatto da palo. (g.let.)

