Rapina al negozio: scagiona il fratello e accusa il marito

Una 31enne rivela i particolari di un colpo a Decathlon: «Ecco chi era con me» E ora gli atti tornano alla Procura: il compagno della donna finisce sotto accusa
CHIETI. Scagiona il fratello, sotto processo per una rapina al negozio Decathlon di San Giovanni Teatino, e accusa il marito. Succede in un’aula del tribunale di Chieti, dove Daiana Spinelli, 31 anni di Montesilvano, già condannata con il rito abbreviato per quel colpo avvenuto quattro anni fa, parla nella veste di testimone e lascia tutti a bocca aperta: «Quel giorno con me non c’era mio fratello, ma mio marito: le immagini delle telecamere lo dimostrano». Il risultato? L’imputato Romolo Spinelli, 37 anni, assistito dall’avvocato Bruno Gallo, viene assolto «per non aver commesso il fatto». Al tempo stesso, i giudici (presidente Guido Campli, a latere Maurizio Sacco e Chiara Di Gerio) dispongono la trasmissione degli atti alla procura per procedere nei confronti di Giuseppe Buonaurio, che – sorpresa nella sorpresa – è presente a palazzo di giustizia insieme alla moglie.
I FATTI L’episodio risale al 7 dicembre del 2016. Quel pomeriggio, come ricostruito dall’accusa, l’addetto alla sicurezza di Decathlon nota un uomo e una donna, «dall’età apparente di 30/35 anni», aggirarsi nel reparto fitness «con atteggiamento alquanto sospetto». I due prendono dagli scaffali magliette, pantaloncini, leggings: la donna infila i capi d’abbigliamento dentro una borsa nera. Il vigilante continua a tenere d’occhio la coppia e nota che la giovane ruba altra merce e la nasconde sotto il giubbino nero che indossa. I ladri restano nel negozio per circa un quarto d’ora, passando da una corsia all’altra, poi escono senza passare dalle casse e, naturalmente, senza pagare la merce per un valore di 500 euro. Il vigilante ferma i due dopo le barriere antitaccheggio e chiede di mostrare lo scontrino. A questo punto, scatta l’aggressione: l’uomo colpisce l’addetto alla sicurezza con calci e pugni, poi c’è la fuga a bordo di una Ford Focus di colore nero. La vittima riesce a segnare la targa. Dalle indagini viene fuori che la macchina è intestata a Daiana. Il vigilante individua la donna in fotografia e, quando gli investigatori gli mostrano una serie di immagini, tra le quali c’è quella di Romolo Spinelli, dice di riconoscere anche lui.
LA SORPRESA Ieri mattina, in aula, ecco il colpo di scena. Il primo a parlare è l’imputato. «Io sono innocente: quel giorno», dice, «ero a Ravenna per assistere mio padre dopo un’operazione al cuore. Ma so chi è stato a fare la rapina: è stato mio cognato». Poi, è il turno di Daiana. Lei potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, e invece decide di parlare. Quando le vengono mostrati i fotogrammi della rapina, non ha dubbi: «L’uomo ripreso dalle telecamere è mio marito: si vedono anche i tatuaggi sul collo. Perché non l’ho detto prima? Non ho avuto la possibilità di farlo. In quel periodo, non avevo rapporti con mio fratello perché avevo fatto una cosa che non è stata accettata: ho lasciato il mio primo marito per un’altra persona». A questo punto è la stessa accusa, rappresentata in aula dal pm Giuseppe Falasca, a chiedere l’assoluzione per l’imputato. Ora a rischiare concretamente di finire sotto processo è Buonaurio. E stavolta difficilmente ci saranno colpi di scena.

