Rapina alla gioielleria Marinucci, i due banditi restano senza nome

26 Ottobre 2023

Archiviata l’inchiesta sul colpo da circa 5-6mila euro del 12 maggio 2020 sotto gli occhi di un cliente Appena dopo l’irruzione c’era stata anche una colluttazione con il figlio della titolare, rimasto ferito

VASTO. Archiviate le indagini sulla rapina messa a segno il 12 maggio 2020 nella gioielleria Marinucci in corso Garibaldi. A confermarlo è l'avvocato Antonello Cerella che assiste due commercianti e pronto a presentare per loro la costituzione di parte civile. Il ritrovamento in via Col di Lana, nella campagna di via Fonte Joanna, dello scooterone usato dai malviventi per la rapina non è stato di nessun aiuto. Il Gilera Gp 800 che era stato utilizzato per la fuga dei due rapinatori si è scoperto che era stato rubato a Foggia. I rapinatori erano di colore.
Al momento dell'irruzione nel negozio erano presenti la titolare e il figlio: quest'ultimo ha reagito e ne è nata una colluttazione con uno dei malviventi, nella quale l'uomo, un cinquantenne, ha riportato alcune escoriazioni ed è dovuto ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell'ospedale. I rapinatori sono riusciti a portare via oggetti preziosi per un valore fra cinque e seimila euro. L'ipotesi più accreditata è che si sia trattato di un raid di matrice pugliese vista la provenienza del mezzo rubato. Non sono state utili neppure le immagini di alcune telecamere che hanno ripreso interamente la scena dall'ingresso alla fuga dei due rapinatori. Le immagini hanno mostrato la furia con cui i due hanno aggredito i titolari senza curarsi della presenza di un cliente. Quest'ultimo, lungamente interrogato dai carabinieri, è risultato estraneo alla vicenda.
Il percorso seguito dai due rapinatori in fuga ha fatto ipotizzare la presenza di un basista. Forse per giorni i rapinatori hanno studiato le abitudini delle vittime. Purtroppo nessuno dei commercianti della zona è stato in grado di fornire dettagli utili per gli investigatori e tantomeno descrivere il volto dei malviventi perché coperto dai caschi. La rapina è stato uno degli eventi che spinse il sindaco Francesco Menna a chiedere finanziamenti per il potenziamento della videosorveglianza. Il primo cittadino è tornato a farlo anche qualche settimana fa. «È un ottimo deterrente», dice. «Uno strumento che ha risolto molti casi e che protegge i cittadini».
Menna, facendosi portavoce della preoccupazione espressa anche dai colleghi del territorio, invita i parlamentari abruzzesi a intervenire con adeguati finanziamenti per estendere la rete della videosorveglianza a tutta la città e alle principali strade. «Con i sindaci del territorio», ha ricordato il primo cittadino, «diversi mesi fa è stato firmato il protocollo di intesa “Mille occhi sulla città”. Un protocollo importante con l’obiettivo di continuare a potenziare il controllo del territorio attraverso la trasmissione di informazioni tra le forze dell’ordine e gli istituti di vigilanza dando così un ulteriore impulso al sistema di sicurezza.
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