Rapina e sparatoria, preso il quarto complice

4 Settembre 2014

Colpo alle Poste tra Rapino e Casacanditella: giovane trovato stremato nei campi di Villamagna

CHIETI. Erano quattro i componenti del gruppo di fuoco pugliese che lunedì aveva assaltato l'ufficio postale di Rapino. E secondo gli inquirenti il quarto uomo è Giuseppe Marrone, 27 anni nato a Trinitapoli, centro dauno da qualche anno passato dalla provincia di Foggia alla neo costituita provincia Barletta-Andria-Trani. Dopo due giorni di latitanza, ai suoi polsi le manette si sono strette ieri mattina nelle campagne di Villamagna, dove aveva trascorso la notte in un capanno che si era costruito per difendersi dal freddo lungo la via di fuga che puntava verso la costa nella speranza di sfuggire all'arresto. A segnalare la sua presenza sono stati alcuni passanti che hanno subito allertato il 112. Marrone era stremato dalla fuga cominciata nella mattinata di lunedì dalla vecchia statale per Bucchianico, dove la banda ormai con i carabinieri sulle sue tracce aveva tentato la fuga a piedi nella zona di fitta boscaglia che caratterizza il corso del fiume Foro. I carabinieri di Chieti, che avevano già catturato tra la sera di lunedì e l'alba dell'altroieri gli altri rapinatori sparpagliati dopo aver abbandonato il camion a pochi minuti del conflitto a fuoco di Cerrone, erano convinti di aver individuato quattro rapinatori anziché i tre descritti in diverse testimonianze raccolte tra Rapino, Fara Filiorum Petri e Casacanditella. Rinchiuso nel carcere di Madonna del Freddo, per Marrone è scattato al momento il fermo di indiziato di delitto, da convalidare entro le successive 48 ore nell'ambito delle indagini coordinate dalla pm Marika Ponziani. Matteo Mastropietro, Giuseppe Da Bellonio e Giuseppe Saracino, tutti di Cerignola e in carcere da martedì, sono accusati di tentato omicidio per i colpi sparati contro i carabinieri nel lungo inseguimento cominciato a Rapino e finito in Val di Foro, detenzione e porto di armi da guerra, spari in luogo pubblico e rapina. A avvalorare la tesi dei 4 componenti erano state le informazioni scambiate di continuo tra Chieti e i carabinieri di Cerignola. Mancano all'appello le armi utilizzate dal commando. Secondo i primi riscontri sui proiettili esplosi dai malviventi (almeno una cinquantina secondo i carabinieri) si tratta di fucili da guerra di elevata precisione e efficienza.(f.b.)

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