Rapinatore condannato a sei anni: incastrato dai colloqui della madre

Antonio Lerino, 28enne di Manoppello, ha assaltato l’ufficio postale di Brecciarola con un complice La donna raccontava al compagno: «È successo un casino, hanno dovuto buttare pistola e caschi»
CHIETI. Sei anni di carcere e 3.200 euro di multa. È la condanna inflitta dal giudice Andrea Di Berardino ad Antonio Lerino, 28enne di Manoppello, uno degli autori della rapina messa a segno all’ufficio postale di Brecciarola il 16 ottobre del 2019. La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il giovane, assistito dall’avvocato Cesare Borgia, è stato invece assolto dall’accusa di detenzione di armi. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani aveva chiesto 6 anni e mezzo di reclusione.
Quella mattina Lerino e il complice Marco Tuci (deve essere ancora giudicato), con i volti coperti da caschi e maschere di carnevale, hanno fatto irruzione alle Poste di via Aterno alla presenza di clienti e dipendenti, portando via 725 euro trovati in cassa e il portafoglio della direttrice con 160 euro. Subito dopo, sono fuggiti in direzione di Manoppello a bordo di un motorino Aprilia Scarabeo di colore blu, rubato a Pescara, in via Regina Margherita, due giorni prima del colpo. Uno dei clienti è riuscito ad appuntare parzialmente la targa. Così, a distanza di qualche ora, lo scooter è stato trovato e sequestrato in un garage di Manoppello nella disponibilità di Lerino e della madre. Ma ad incastrare il rapinatore c’è anche il racconto di un testimone che aveva notato l’indagato seduto sul motorino poi rubato e utilizzato per il raid alle Poste. Dalle indagini della terza sezione della squadra mobile di Chieti sono emersi ulteriori elementi. Le immagini delle telecamere, infatti, hanno confermato che i caschi indossati dai rapinatori erano «perfettamente compatibili» con quelli custoditi all’interno dello Scarabeo sparito in centro a Pescara.
Gli ultimi indizi che hanno inguaiato Lerino, sempre secondo l’accusa, sono arrivati dalle intercettazioni telefoniche. Subito dopo il sequestro del motorino nel garage, infatti, i poliziotti hanno iniziato a monitorare l’utenza della madre dell’indagato. E la donna, in una conversazione con il convivente rinchiuso nella casa circondariale di Pescara, si è lasciata sfuggire una frase ritenuta chiave dagli investigatori: «Qui è successo un altro casino...», rimandando spiegazioni più dettagliate al successivo colloquio in carcere e ricevendo l’invito del detenuto di portare con sé anche Lerino. In quell’occasione, però, la donna si è presentata da sola riferendo al compagno che avevano dovuto «buttare la mitragliatrice, la pistola, le scarpe, i vestiti e i caschi». Non solo: gli ha raccontato pure del ritrovamento dello scooter da parte dei carabinieri. «La preoccupazione della donna per il rinvenimento del motociclo utilizzato per la rapina», scrive il sostituto procuratore Giuseppe Falasca, che ha coordinato le indagini, «e il riferimento alle fasi concitate in cui gli autori del delitto si erano dovuti disfare delle armi, dei vestiti e dei caschi costituiscono un ulteriore tassello della riferibilità della rapina a Lerino: conferma che il rinvenimento dello scooter nel garage in uso alla donna e al figlio non è affatto casuale ma legato all’impellenza di occultarlo per sfuggire alle forze dell’ordine».
Le carte dell’accusa descrivono Lerino come un personaggio di «particolare pericolosità». Già in passato, infatti, il giovane di Manoppello è finito nei guai per furto, rapina, rissa e ricettazione. Ed è stato arrestato, nel 2014, perché ritenuto responsabile dei colpi al supermercato Eurospin di Manoppello, alla farmacia Perrucci di Pescara e al negozio Todis di Sambuceto: per l’accusa, insieme con altri quattro uomini, faceva parte di una banda che – dopo le rapine – fuggiva a bordo di una monovolume. Da qui, la contestazione della «recidiva specifica reiterata infraquinquennale» che ha fatto aumentare sensibilmente la pena. Lerino resta rinchiuso nel carcere di Pescara.
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