Rapino, altra dimissione in aula per protesta

Continua la battaglia del gruppo consigliare di opposizione per gli atti negati: lascia anche Cellucci
RAPINO. Proseguono nel paese le dimissioni in segno di protesta dei consiglieri comunali del gruppo di minoranza l'Alternativa, iniziate lo scorso febbraio con la rinuncia alla carica dell'ex capogruppo Carmine Manzi e poi proseguite con l'abbandono dei consiglieri Antonio Torto, Marta Martino e Alfonso Cocciaglia. Questa volta a lasciare l'assemblea civica è il consigliere Maurizio Cellucci che ha presentato le proprie dimissioni con protocollo 4.857, lo scorso 17 novembre.
I consiglieri di centrosinistra evidenziano che con la loro singolare azione, intendono protestare verso l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Rocco Micucci che, dall'inizio del mandato, ancora oggi seguita a negare gli atti ai rappresentanti dell'opposizione eletti nella lista l 'Alternativa, richiesti sia di persona che per via informatica. «Inoltre», sottolinea il gruppo, «nonostante le nostre rimostranze, chiare e legittime, vengano inviate ogni volta agli organi competenti di controllo come prefettura, Ispettorato della funzione pubblica, difensore civico, e presidenza della Repubblica, seguitiamo a non poter accedere ai documenti ai quali, per legge e per il mandato conferitoci dagli elettori, avremmo invece diritto di accedere».
L'Alternativa, precisa quindi che, alle ultime dimissioni del consigliere Cellucci, seguiranno anche quelle di tutti gli altri candidati che lo seguono in lista. «Questo», sottolinea il gruppo, «lo facciamo con estrema ratio, contro il comportamento antidemocratico e arrogante dell'amministrazione comunale. Noi», continua il gruppo, «seguitiamo a non poter fare ed esercitare il mandato per cui siamo stati eletti, non possiamo infatti controllare atti e documenti emessi dal Comune, non abbiamo accesso al protocollo informatico, come è nostro diritto e non è poi nelle nostre possibilità controllare le carte degli appalti pubblici che, come per esempio, nel caso del cantiere di San Giovanni, nel quale negli ultimi giorni si sono verificati parecchi problemi, si rivelano fallaci e fatti male». Il gruppo l'Alternativa, evidenzia quindi che «a Rapino c'è un fermo dello stato democratico, non si possono controllare gli atti della pubblica amministrazione e l'opposizione, votata da metà della popolazione viene privata in maniera anticostituzionale dei propri legittimi diritti, rendendo di fatto il mandato elettivo , privo di qualsiasi utilità. Tutto ciò», osserva l' Alternativa, «è inconcepibile. Finora il nostro grido di allerta è rimasto un vocabolo muto per tutte le istituzioni alle quali ci siamo rivolti. Siamo in democrazia», conclude l'Alternativa, «e in un paese, seppur piccolo come il nostro, l'opposizione ha gli stessi diritti che ha in una grande città».
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