Rapino, concorso da vigile: il caso chiuso dopo 15 anni

4 Marzo 2024

Il ricorrente: «Giustizia fatta, chiedo il risarcimento danni e le scuse del Comune» Il sindaco Micucci: «Una sentenza che va in contrasto con Tar e ministero»

RAPINO. Si conclude dopo quasi 15 anni di carte bollate il caso del concorso interno – indetto dalla giunta dell’ex sindaco Rocco Cocciaglia – con cui il suo posto da fontaniere era stato trasformato in vigile urbano. Lorenzo Medaglia, ex vigile, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato «l’illegittimità dell’annullamento del concorso», ha diffuso in paese un volantino per dire la sua versione dei fatti ai cittadini. «Per raccontare la mia verità sull’assurda vicenda giudiziaria di cui sono stato protagonista», si legge, «ora la giustizia è fatta». Dall’assunzione al Comune di Rapino nel 1982 fino alla partecipazione nel 2009 al concorso chiamato in questione, Medaglia ribadisce di aver «partecipato in maniera lecita, senza alcun imbroglio o sotterfugio». Dagli esposti, presentati dai consiglieri di minoranza dell’ex amministrazione Cocciaglia, il caso è arrivato davanti ai giudici del Tar, accusando il vigilie insieme a due assessori e all’ex primo cittadino di una serie di illeciti nell’espletamento del concorso. «L’attuale sindaco per anni e anni ha gridato all’imbroglio, insinuando, minacciando che non si sarebbe fermato di fronte a nulla perché il concorso del vigile era truccato», scrive riferendosi a Rocco Micucci, «a nulla è valsa la sentenza del Tribunale dei Chieti che in una fase iniziale ha escluso senza ombra di dubbio che il bando fosse stato creato per avvantaggiarmi. Questa sporca e oltraggiosa vicenda, che definire anche vergognosa è dire poco, è durata quasi 15 anni, durante i quali il mio onore ed il mio nome sono stati oggetto di continua campagna denigratoria e diffamatoria». A caso chiuso, Medaglia non si reputa «vincitore». «Io mi chiedo, cosa ho vinto? Non c’è nessuna vittoria, aver atteso la verità per 15 anni, aver subito tutte queste umiliazioni, essere stato trattato come un “furbetto”, lascia una profonda amarezza». L’ex vigile ora richiede «i danni per i contributi non versati e per l’adeguamento della pensione», oltre alle scuse da parte del sindaco.
Dall’altra parte, per il Comune la sentenza del Consiglio di Stato «non ha detto che il concorso era legittimo», dice Micucci, «ma ha stabilito che l’interesse alla revoca andava motivata meglio. In contrasto con il parere del Ministero e con i giudici del Tar che avevano riconosciuto che il concorso era illegittimo e andava revocato. A questi orientamenti si è attenuta l’amministrazione. Appare, però, difficile comprendere come si potesse motivare meglio il ristabilire la legalità. Ora si potrà porre solo un problema sulla differenza contributiva, comunque minima, maturata con il pensionamento del dipendente», conclude il sindaco. (e.g.)
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