Rapino, denuncia per voto di scambio

Casalinga si presenta ai carabinieri e rivela: «Promesso un posto di lavoro in cambio di preferenze, ho detto no ai ricatti»
RAPINO. Sugli ultimi giorni di campagna elettorale a Rapino – il sindaco Rocco Micucci si ricandida contro Carmine Manzi – spunta una denuncia per un presunto voto di scambio: due preferenze date a una lista in cambio di un posto di lavoro quasi immediato, «al massimo il martedì» dopo le elezioni. A presentare l’esposto ai carabinieri di Chieti, mercoledì scorso, è stata una casalinga di 29 anni di Rapino: «Sono stata avvicinata da due donne delle quali non conosco il cognome, di nome Marina e Marilena, candidate a supporto dell’attuale sindaco Micucci». Ma nella lista di Micucci non figura nessuna Marilena.
IL SINDACO. «A due giorni dal voto», commenta Micucci, «questo esposto è troppo strano. Da capo della comunità mi vergogno al posto di quelli che hanno provocato una cosa del genere. In 20 anni di campagne elettorale non mi è mai capitato di dovermi difendere da un’accusa come questa. Inutile dire che si tratta di una questione infondata».
L’ESPOSTO. Il racconto prosegue così: «Le stesse mi hanno contattato con un messaggio su Whatsapp». Un messaggio per mettersi d’accordo su una normale visita elettorale. Davanti ai carabinieri di Chieti, la donna ripercorre così quell’incontro in casa sua risalente al 17 maggio scorso intorno alle 16.30: le due donne «inizialmente molto cordiali» le avrebbero chiesto il voto, suo e quello del compagno. «Io, vista l’amicizia che ci lega, ho accettato di buon grado e ho promesso che entrambi avremmo votato per loro. Le due donne si sono mostrate molto empatiche conoscendo la situazione di disoccupazione del mio compagno e, come in tutti discorsi elettorali, si prodigavano dicendo che votando loro e Micucci le cose sarebbero migliorate. Hanno lasciato casa mia con la promessa da parte mia e del mio compagno che avremmo entrambi votato per loro».
«NON SO I COGNOMI». La denunciante, ai carabinieri, ha detto di non sapere i cognomi delle donne anche se poi ha parlato di uno scambio di messaggi su Whatsapp e di «amicizia che ci lega»: è possibile essere amici, avere i rispettivi numeri di telefono e non conoscere il cognome? Poi, ha aggiunto di essere contattata successivamente anche su Messenger, social network al quale si accede generalmente con nome e cognome.
«FOTO ALLA SCHEDA». Proprio su Messenger, una delle due donne le avrebbe scritto: «Dimmi quando posso passare a casa. Ci sono importanti novità di cui vi devo parlare». Nella denuncia, la donna ha detto di aver registrato la successiva conversazione per timore di eventuali ricatti. Il discorso sarebbe stato questo: la candidata avrebbe promesso un lavoro al compagno della donna ma, dice la denuncia, «voleva la certezza assoluta che noi avremmo dato il voto». La candidata avrebbe chiesto di fotografare le schede elettorali con il voto e poi di inviarle le foto via messaggio: «Secondo Marina, il martedì al massimo il mio compagno avrebbe avuto un lavoro». Ma in un paese come Rapino, con la crisi che ha coinvolto le poche fabbriche, sarebbe credibile promettere posti di lavoro? La denunciante, però, si sarebbe rifiutata di fare le foto nella cabina elettorale per paura di violare la legge: «Poi, le ho inviato un messaggio dove le dicevo che, dopo aver parlato con il mio compagno, avevamo deciso insieme che preferivamo stare senza lavoro piuttosto che andare contro la legge ed essere ricattato. La donna ha cercato di insistere scrivendo: “Quindi non posso contare su nessun voto?”. Le ho risposto che probabilmente non saremmo andati a votare».

