Rapino, dipendente pignora il Comune

Licenziamento contestato, l’amministrazione non paga le somme disposte da una sentenza ed è polemica
RAPINO. Comune di Rapino pignorato. Al Comune amministrato dal sindaco Rocco Micucci arriva un atto di pignoramento a causa dei soldi mai pagati al dipendente comunale prima licenziato e poi reintegrato a seguito di un pronunciamento della magistratura. Il giudice che ha reintegrato il lavoratore, infatti, ha anche chiesto che gli venissero versate le mensilità non godute a causa di un licenziamento ritenuto ingiusto. Ma il Comune non ha mai pagato e così lo scorso 11 giugno il tribunale di Chieti ha inviato in municipio l’atto di pignoramento presso terzi.
Nel documento si richiama l’ordinanza del giudice del lavoro del 22 settembre scorso che ha condannato il Comune, come si legge nel dispositivo, «al pagamento di una indennità risarcitoria, parametrata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto maturata dalla data del licenziamento alla reintegra, comunque non superiore a 24 mensilità, nonché al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dovuti per il medesimo periodo. Condanna il Comune di Rapino al rimborso in favore del ricorrente delle spese di lite, liquidate in 5.249,50 euro, oltre al rimborso di spese forfettarie nella misura del 15%, iva e cpa come per legge». Il dipendente è stato reintegrato nel posto di lavoro il 30 settembre scorso, ma l’ordinanza di pagamento non è stata mai ottemperata dall’amministrazione comunale, neanche quando è diventata esecutiva e come tale è stata notificata in municipio lo scorso 22 ottobre. Il 7 aprile scorso l’ente ha anche ricevuto l’atto di precetto ma, nonostante questo, come si legge nel dispositivo, «il Comune di Rapino non ha provveduto al pagamento spontaneo di quanto liquidato dal giudice del lavoro».
La vicenda era partita a dicembre 2018 quando l’amministrazione comunale guidata da Micucci aveva licenziato il dipendente L.M. con l’accusa di utilizzare i permessi della legge 104 non per assistere la madre malata, ma per lavorare nel locale del figlio. L.M. aveva fatto ricorso e il 22 settembre scorso il giudice del lavoro gli aveva dato ragione, ordinandone l’immediato reintegro, più il pagamento di tutti gli arretrati e contributi, per una somma di circa 20.000 euro.
Critiche all’operato del sindaco Micucci arrivano dall’opposizione consiliare guidata da Carmine Manzi: «Visto che la sentenza doveva essere immediatamente esecutiva e dopo aver anche sollecitato in consiglio comunale la liquidazione di tali somme, siamo arrivati al mese di giugno e il sindaco non ha ancora provveduto nemmeno a fare impegnare tali cifre in bilancio», dicono i consiglieri di minoranza del gruppo L’Alternativa che adombrano la possibilità di danni erariali. (a.i.)

