Rapinò tabaccaia col machete, a processo

7 Marzo 2018

Il Gip rinvia a giudizio il 29enne che due anni fa minacciò la commerciante sul bancone per farsi consegnare mille euro

LANCIANO. Minacciò la titolare del tabacchino di via Del Mare con un machete per farsi consegnare l’incasso e fuggì via. Andrà a processo il 5 giugno prossimo Manrico Urbino, 29 anni, di Lanciano, che dovrà rispondere di rapina a mano armata. L’episodio contestato risale alla sera del 30 dicembre 2015. L’uomo, attorno alle 18,30, sarebbe entrato all’improvviso nella tabaccheria di via Del Mare, di fronte al distributore dell’Agip. Berretto sceso fin sulle sopracciglia e giaccone stretto in vita, il giovane piombò nel negozio dove c’erano due donne, la moglie del titolare della rivendita, M.B., e una cliente. Una volta dentro non perse un istante: le due donne non ebbero neanche il tempo di capire cosa stesse accadendo, che Urbino tirò fuori dalla giacca un machete e saltò dietro il bancone intimando alla titolare di consegnargli il denaro. «Dammi i soldi», questa la lapidaria frase pronunciata dal rapinatore con il machete in mano. Terrorizzata la donna consegnò l’incasso, circa 300 euro. In realtà l’importo è stato corretto, in udienza, a 1.000 euro.
Presi i soldi l’uomo si dileguò a bordo di un’auto lasciata nello spiazzo dinanzi al tabacchino. Il colpo è stato messo a segno in un’area molto trafficata di auto, essendoci un bar oltre al distributore di benzina (la strada, inoltre, era ancora a doppio senso di circolazione). I carabinieri, intervenuti tempestivamente perché chiamati dalla titolare, non riuscirono a rintracciare il rapinatore col machete perché l’area era densamente trafficata quel fine anno. Molte traverse, poi, finiscono nelle campagne, mentre le arterie principali conducono a San Vito e verso l’autostrada. Raccolte le testimonianze della tabaccaia e della cliente, che descrissero il malvivente come un giovane, piuttosto agile e sicuramente italiano, i militari non avevano molti indizi sui cui basare le indagini. Neanche le telecamere furono d’aiuto visto che le immagini non erano per nulla nitide. Ma è stato lo stesso Urbino, rappresentato dall’avvocato Alessandro Marrone, a costituirsi e ad autoaccusarsi della rapina, collaborando con le forze dell’ordine. Il giovane avrebbe spiegato di aver commesso la rapina in un momento particolare della sua vita, piuttosto turbolento, e in cui aveva bisogno di denaro. Ma ci sono punti ancora oscuri da chiarire nella vicenda, che potrebbero addirittura scagionarlo. A decidere il rinvio a giudizio dell’imputato è stato il gup Marina Valente. Il 5 giugno si aprirà il processo e serviranno diverse udienze per capire la verità, se davvero è stato il 29enne a compiere la rapina oppure no.
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