Reati fiscali, nei guai 4 teatini e un pescarese

Gli indagati sono gli stessi arrestati nell’ambito di una maxi inchiesta su traffico di rifiuti e soldi riciclati
CHIETI. Cinque persone sono state denunciate per reati fiscali alla procura della Repubblica di Chieti dalla guardia di finanza di Ascoli Piceno. Le fiamme gialle hanno recuperato a tassazione oltre 7 milioni di euro e 200.000 euro di Iva al termine delle verifiche fiscali condotte a seguito dell’operazione “Easy Money” che, a giugno dell’anno scorso, ha permesso di smantellare un’associazione a delinquere, operativa tra le province di Ascoli Piceno e Chieti, finalizzata al traffico illecito di rifiuti, riciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti e che ha portato all'arresto di 13 persone e al sequestro di circa 12 milioni di euro.
I finanzieri del comando provinciale di Ascoli Piceno, guidati dal colonnello Michele Iadarola, hanno passato da subito al setaccio le operazioni poste in essere dal sodalizio criminale che, tramite una simulata «copertura» documentale e contabile e con la complicità di «teste di legno», hanno riciclato i profitti illeciti per farli rientrare in buona parte ripuliti nella loro disponibilità.
In particolare, grazie alle banche dati disponibili sulla piattaforma “Dorsale informatica” del corpo, i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno seguito questo flusso finanziario e documentale e concluso nei giorni scorsi verifiche fiscali mirare nei confronti di due società a responsabilità limitata e di una ditta individuale che hanno sede in provincia di Chieti, tra il capoluogo, Miglianico e Ripa Teatina, recuperando a tassazione circa 7,5 milioni di euro non dichiarati al fisco e Iva dovuta per 200.000 euro. È scattata, pertanto, una nuova denuncia nei confronti delle cinque persone, nella loro qualità di amministratori di diritto e di fatto delle aziende sottoposte a verifica, già segnalati in precedenza alla procura di Chieti, anche per il reato di omessa dichiarazione dei redditi: si tratta di quattro teatini e un pescarese.
«L’esame dell’ingente mole di documentazione relativa alle fatture false poste a base del riciclaggio dei profitti del traffico di rifiuti metallici continuerà anche per i prossimi mesi attraverso il monitoraggio dei flussi finanziari, che costituisce il metodo più efficace per individuare i capitali di origine illecita», spiegano le fiamme gialle.
L’operazione “Easy Money” ha svelato un sistema collaudato: gli indagati inscenavano acquisti da società che esistevano solo sulla carta e avevano l’unico scopo di mascherare un traffico illecito di rifiuti. Il denaro veniva poi ritirato negli uffici postali di Chieti e dintorni e, completamente “pulito”, tornava nelle tasche dei due imprenditori a capo della banda.
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