Reddito di cittadinanza, assolta dalla truffa

La donna aveva vinto 89mila euro, ma continuava a giocare e a perdere: «È sempre stata indigente»
VASTO. La passione per il gioco non solo le ha fatto perdere il reddito di cittadinanza, ma l’ha anche trascinata in tribunale con l’accusa di avere percepito indebitamente il beneficio statale nonostante corpose vincite. Grazie agli accertamenti fatti dalla guardia di finanza e richiesti dal suo stesso difensore, l’avvocato Antonello Cerella, D.M. di Vasto, 37 anni, è stata assolta ieri dal giudice Anna Rosa Capuozzo con la formula piena, ovvero «perché il fatto non sussiste».
Per D.M. è la fine di un incubo cominciato a settembre 2020, quando l’Inps ha scoperto che la donna aveva vinto al gioco 88.923 euro. A quel punto l’Inps ha denunciato la donna alla Procura per «indebita percezione del beneficio pari a 8.390,85 euro, somma riscossa dall’aprile 2019 a settembre 2020». D.M. è stata rinviata a giudizio.
La difesa ha richiesto l’integrazione di indagine alla guardia di finanza per accertare se la somma vinta dall’imputata fosse stata effettivamente incassata dalla 37enne. Al termine degli accertamenti contabili, le fiamme gialle hanno redatto una relazione in cui, pur ribadendo la consistenza della vincita, hanno specificato che i flussi finanziari in entrata erano importanti esattamente come quelli in uscita. «Non si rileva la consistenza delle somme giocate e vinte poiché la ripetibilità del gioco con le somme vinte e subito rigiocate hanno qualificato un fenomeno di gioco di elevata entità senza incrementare la consistenza patrimoniale dell'imputata», ha spiegato la guardia di finanza. In sostanza la giocatrice non ha mai incassato le somme vinte perché le ha sempre rigiocate.
«La condizione economica della mia assistita», ha rimarcato l’avvocato Cerella, riuscendo a convincere il giudice, «è sempre stata precaria, esattamente come lo era quando ha chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Non ha mai trattenuto neanche una piccola parte delle vincite». Davanti ai risultati dell’indagine della guardia di finanza, il giudice ha quindi ritenuto che non fosse ravvisabile un comportamento truffaldino da parte dell'imputata e ha assolto la 37enne. (p.c.)
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