Regolamento Internet, Del Vecchio assolto

Vittoria in tribunale per l’ex dg dell’università: cade l’accusa sull’uso dei dati personale per il web
CHIETI. Un’altra vittoria in tribunale per l’ex direttore generale dell’università d’Annunzio Filippo Del Vecchio. Il giudice Valentina Riabudo ha sancito che Del Vecchio non ha violato le direttive dell’Autorià garane per la privacy. Lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato».
Il processo si è svolto ieri mattina in tribunale. Del Vecchio era assistito dall’avvocato Stefano Rossi. L’accusa era partita dal provvedimento dell’Autorità Garante della privacy (numero 303) che a luglio del 2016 aveva chiesto di cambiare il regolamento di utilizzo della rete internet voluto dal direttore generale in università. Il Garante per la protezione dei dati personali non si era mosso in maniera autonoma ma a seguito di un esposto da parte dei dipendenti della d’Annunzio che con quelle nuove regole si sentivano in un certo senso “spiati”. Il Garante aveva dato loro ragione e aveva chiesto all’università di cambiare sistema. Ma il direttore generale si era rifiutato di dare corso alle prescrizioni dell’Autorità per la privacy. Finendo così sotto processo. L’ennesimo. L’università d’Annunzio, intanto, si era opposta al procedimento dell’Autorità, che era stato anche sospeso da una sentenza in sede civile. A favore di Del Vecchio ha testimoniato in aula il responsabile tecnico della rete di trasmissione dati della d’Annunzio, Enrico Palmerini. Il tecnico ha spiegato che quel sistema di monitoraggio dati non doveva essere confuso con una operazione di raccoglimento e trattamento di dati sensibili. Un monitoraggio, inoltre, doveva esserci per forza. Lo impongono, ha detto il teste, la normativa Garr (Gruppo armonizzazione reti e ricerca, di cui fanno parte le università italiane e che detta le regole di accesso alla rete), le direttive della Presidenza del Consiglio dei Ministri e i regolamenti comunitari. «Senza questo tipo di controllo cosa succederebbe?», ha chiesto Rossi al teste. «Succederebbe», ha risposto il tecnico, «che l’università sarebbe come cieca e non potrebbe più far parte del Garr». La spiegazione ha convinto il giudice, che spiegherà le motivazioni della sentenza entro 30 giorni. (a.i.)

