Reintregrato in appello il sindacalista licenziato

13 Settembre 2015

LANCIANO. Il licenziamento da parte della Sasi di Giovanni D’Orsogna Bucci è stato illegittimo. È la sentenza emessa dalla Corte d’appello dell’Aquila, sezione per le controversie di lavoro, a cui...

LANCIANO. Il licenziamento da parte della Sasi di Giovanni D’Orsogna Bucci è stato illegittimo.

È la sentenza emessa dalla Corte d’appello dell’Aquila, sezione per le controversie di lavoro, a cui era ricorso l’ex dipendente della Sasi delegato della Femca-Cisl, che era stato licenziato nel 2013 per «giusta causa» dalla Sasi, la società pubblica che da Lanciano gestisce il servizio idrico integrato nel Chietino, perché «si sarebbe opposto alle scelte aziendali e per averne denunciato alla stampa spese superflue».

E dopo due sentenze del tribunale del lavoro di Lanciano che avevano dato ragione all’azienda pubblica, ecco che è arrivata la sentenza che le annulla entrambe.

«La Corte d’appello ha dichiarato illegittimo, per carenza di giusta causa, il licenziamento intimato dalla Sasi», spiega D’Orsogna, «condannando nel contempo l’azienda al pagamento di un’indennità risarcitoria di diciotto mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria, e al pagamento delle spese legali del grado».

«La Corte d’appello», aggiunge l’avvocato di D’Orsogna, Pierpaolo Andreoni, «ha ritenuto un’evidente e inammissibile sproporzione tra le infrazioni contestate al mio assistito, esercitate in parte nel rispetto di un diritto di critica anche sindacale, ed il provvedimento del licenziamento. Lo ha dichiarato conseguentemente illegittimo perché non sorretto da giusta causa creando anche un importante precedente giurisprudenziale nella complessa materia della riforma del lavoro iniziata con la riforma Fornero e proseguita con il jobs act», conclude l’avvocato Andreoni. (t.d.r.)

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