Reparti a rischio nel presidio Salvi: qui più tagli che servizi

17 Aprile 2015

GUARDIAGRELE. Continua ad alimentare polemiche nella cittadina l’annunciata chiusura dei restanti reparti dell’ospedale Santissima Immacolata, unitamente alla trasformazione del Pronto soccorso in...

GUARDIAGRELE. Continua ad alimentare polemiche nella cittadina l’annunciata chiusura dei restanti reparti dell’ospedale Santissima Immacolata, unitamente alla trasformazione del Pronto soccorso in un Punto di primo intervento, con la riduzione del servizio da 24 a 12 ore al giorno. «Se consideriamo anche le chiusure in corso ad Atessa e Ortona», osserva il sindaco Sandro Salvi, «è facile comprendere come questo territorio venga penalizzato in favore dell’asse Chieti-Pescara, dove già c’è un sovraffolamento che porta più al collasso delle strutture che non a un miglioramento del servizio. A Guardiagrele, come è accaduto dieci anni fa con gli altri reparti», osserva Salvi, «si pensa più a chiudere che a dare servizi ai cittadini, senza presentare alcuna alternativa».

Il primo cittadino ricorda poi che si è ancora in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sui ricorsi amministrativi pendenti e, in questa situazione, non si potrebbe procedere alla disattivazione di servizi o reparti. «Il decreto governativo, cosidetto “Salva Chiodi” che aveva elevato a rango di legge nazionale un provvedimento regionale», continua Salvi, «aveva inoltre imposto che, prima di dare corso alle riconversioni, si sarebbe dovuto approvare il nuovo Piano sanitario regionale, cosa mai fatta». Salvi, ricorda quindi che, negli ultimi tempi, si è solo potuto assistere a qualche esternazione da parte del Pd regionale, del commissario Luciano D’Alfonso e dell’assessore Silvio Paolucci che, addirittura poi, in molte cose, si contraddicono tra di loro, a cominciare da quello che è il tema della temporaneità della Rems a Guardiagrele.

Salvi, ricorda che finora, non c’è stato alcun rispetto per il territorio e nessuna interlocuzione con i sindaci, ma solo autoritarismo ed esercizio del potere. «Nei nostri cinque anni di amministrazione comunale», osserva Salvi, «abbiamo cercato di arrestare con ogni mezzo l’impoverimento delle strutture sanitarie della cittadina».

Giovanni Iannamico

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