Reparti chiusi al San Francesco, 276 cassintegrati e futuro incerto

16 Ottobre 2021

Ricoveri bloccati al “Centro socio sanitario assistenziale” e alla “Normale intensità assistenziale”  I sindacati chiedono un incontro urgente all’assessore regionale alla sanità Verì e al manager Asl

VASTO. Futuro sempre più incerto per i lavoratori della Fondazione Padre Alberto Mileno. La struttura guidata dal direttore generale padre Franco Berti e dal direttore amministrativo Francesco Nardizzi, ha deciso di attivare la cassa integrazione (Fis) per 276 dipendenti. Una decisione contestata dai rappresentanti sindacali che chiedono un incontro urgente con l'assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, e il direttore generale della Asl Thomas Schael.
«La situazione che si è venuta a creare in queste settimane», denunciano le segreterie territoriali e le Rsu di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Fpl-Uil Rsa, «ha portato alla chiusura di un reparto in Cssa (Centro socio sanitario assistenziale) e un reparto Nia (Normale intensità assistenziale) ex art. 26, con conseguente blocco dei ricoveri in entrambi. Mentre la carenza di infermieri e operatori socio sanitari si fa sentire nelle strutture socio sanitarie-Rsa in tutta Italia e in Abruzzo, a Vasto, nella fondazione, si assiste ad un vero paradosso». Il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, a giudizio dei sindacati, non può essere considerato una soluzione valida. «Come più volte richiesto», annotano le Rsu e le segreterie territoriali, «va attivato un tavolo di confronto con i sindacati per affrontare i temi della crisi congiuntamente, anche attraverso soluzioni innovative e alternative. Non comprendiamo l’atteggiamento di chi pensa di amministrare una struttura sanitaria convenzionata come una qualsiasi attività commerciale, dove se mancano i clienti, mancano gli incassi e quindi, si procede all’utilizzo degli ammortizzatori sociali pagati dalla collettività. Non è più tollerabile», tuonano i sindacati, «scaricare ogni volta tutte le difficoltà sulle spalle dei lavoratori. Già qualche tempo fa i lavoratori sono stati messi a dura prova, insieme alle loro famiglie, dalla crisi degli stipendi che è andata anche oltre le tre mensilità consecutive. L’azienda non può nascondersi dietro la scusa della contrazione delle prestazioni dovute dall’emergenza Covid e sulla contrazione del 45% sulle prestazioni extra regionali».
I sindacati invitano ai responsabili della Fondazione a non pensare che la soluzione di tutti i problemi sia la Cig. «Finita l’emergenza Covid a dicembre 2021», affermano, «l’amministrazione ci dovrà dire se i problemi sono stati risolti o potrebbero persistere anche in futuro». Cgil, Cisl e Uil chiedono programmazione agli amministratori della Fondazione e uno sforzo per non disperdere e lasciar migrare verso altre strutture tanti professionisti sanitari che da anni operano al San Francesco «senza che siano stati adeguatamente valorizzati. Purtroppo anche su questo aspetto non riceviamo mai risposta. Anzi, è una situazione che rischia di aggravare ulteriormente le prospettive future dei lavoratori».
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