Resort, chiesto il giudizio per 10

11 Luglio 2014

La procura vuole ll processo per sindaco, assessore e vertici della impresa costruttrice Pagliaroli

SAN VITO. La procura di Lanciano ha chiuso l’inchiesta sul San Vito Resort Village e ha chiesto 10 rinvii a giudizio. La struttura ricettiva a 5 stelle che dal 2007 la Pagliaroli vuole costruire, con l’avallo del Comune, su Colle Foresta porta così il sindaco Rocco Catenaro, la sua giunta, Lorenzo Staniscia, Antonio Iarlori, Daniela Giuliante e Luigi Comini, i consiglieri di maggioranza che hanno votato nel consiglio dell’aprile 2011 l’adozione della variante al Prg e i vertici della Pagliaroli, ad avere ancora a che fare con i tribunali.La Procura, rappresentata dalla sostituto Rosaria Vecchi nel chiudere l’inchiesta e nel chiedere al giudice il rinvio a giudizio ha formulato l’accusa di abuso di ufficio per aver attivato una procedura amministrativa illegittima per l’approvazione della variante al Prg che avrebbe cambiato la destinazione d’uso del terreno di Colle Foresta da agricolo, qual è, a turistico-ricettivo.

Variante necessaria altrimenti il Resort, da 400 posti letto, piscine, spa, sale convegni, ristoranti, campi sportivi, non si può costruire. Con lunghi passaggi il 29 aprile 2011 il consiglio comunale ha adottato a maggioranza- votarono contro i consiglieri di opposizione Gianfranco Basterebbe e Fabio Di Giovanni- la variante al Prg, ma non l’ha approvata. E qui che si inserisce la Procura che nell’ottobre 2013 ha aperto l’inchiesta, partita dall’esposto presentato proprio da Basterebbe, ha sequestrato gli atti amministrativi inerenti la variante puntuale, è andata avanti con le indagini bloccando l’iter del progetto. Con sorpresa dell’amministrazione che ha sempre dichiarato di aver operato nel rispetto delle leggi.

«Ci viene contestato l’abuso di ufficio», spiegò Catenaro alla notifica delle indagini, «per aver attivato una procedura amministrativa per l’approvazione della variante al Prg diversa da quella che secondo il consulente della procura doveva essere attuata. Ma la procedura nostra rispetta la legge regionale 18/83 e poi se c'erano dubbi sulla procedura adottata sarebbe bastato fare ricorso al Tar. Volevamo realizzare un’opera che avrebbe ridato impulso all'economia locale, alle casse comunali in rosso, e dato 250 posti di lavoro».

Gianni Pagliaroli dal canto suo è andato avanti presentando il ricorso al riesame che nel novembre 2013 ha dissequestrato gli atti relativi alla realizzazione della struttura ricettiva. Decisione ribadita dalla Cassazione il 26 marzo 2014. Poi ha inviato una diffida da 7 milioni 771mila euro come risarcimento danni visto che il Comune non concludeva il procedimento di variante al prg. Ora la prima parte dalla vicenda si è chiusa con la Procura che ha chiesto il rinvio a giudizio.

Teresa Di Rocco

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