Rettore, Trinchese scende in campo

Il direttore di Lettere lancia la sfida a Caputi, Rea e Fusero
CHIETI. Se verrà eletto, sarà il rettore della mediazione e del dialogo per la soluzione dei conflitti. Stefano Trinchese, direttore del dipartimento di Lettere arti e scienze sociali, presenta ufficialmente la sua candidatura a rettore con una lettera inviata a tutti i senatori accademici. Spiega che «in un momento difficile di transizione» ha avvertito la «responsabilità» di impegnarsi in prima persona. Rispetto all’attuale amministrazione del rettore Carmine Di Ilio e del direttore generale Filippo Del Vecchio si pone in discontinuità, pur non essendo animato da sentimenti di rivalsa. «Quello che dobbiamo attraversare», dice infatti, «deve essere il tempo della concordia, ma non quello delle lacerazioni insanabili; il tempo della discontinuità, ma non quello delle rivalse».
La sua candidatura va dunque ad aggiungersi a quelle del direttore del dipartimento di Scienze mediche Sergio Caputi, del direttore di Economia Michele Rea e di quello del dipartimento di Architettura, Paolo Fusero.
IL CONFRONTO. Lontano dai «condizionamenti dei gruppi di potere, con quella libertà decisionale che si lascia guidare solo dai princìpi e dalla coscienza», scrive lui stesso, il professore scende in campo assicurando di voler essere un rettore aperto al confronto. «Soprattutto lo stile del confronto distingue l'Accademia e anzi la distanzia da avventure dall'incerto risultato», aggiunge richiamandosi all’approccio umanistico ella sua formazione. Un approccio «che preferisce il dialogo alle urla; l'unione delle volontà sulle fughe solitarie degli imprudenti; il confronto aperto a tutti, alle riunioni elitarie».
IL DISSENSO. I principi dell’«osservanza nei confronti delle figure istituzionali», probabilmente non permettono al professore di puntare il dito apertamente contro chi al dialogo preferisce le urla, per citare le sue parole. Anche se, quando è stato il momento secondo lui di esercitare il dissenso, non si è tirato indietro. Nella lettera Trinchese ha ricordato che non ha esitato «ad avversare in modo schietto e diretto, nelle sedi istituzionali, provvedimenti dai quali dissentivo: come quando avversai a più riprese la sospensione dell'Ima ai dipendenti, o sostenni la funzione primaria dei collaboratori linguistici per un dimensionamento internazionale dei nostri studenti, o infine quando fui l'unico docente, insieme al rappresentante del personale, a non votare in Senato accademico il rinnovo del contratto del direttore generale».
IL PROGETTO. Trinchese enuncia sinteticamente per punti come intende amministrare l’università. Questi i punti progettuali: «Recupero di una piena autonomia dei dipartimenti, partecipazione allargata ai processi decisionali; dismissione del centralismo dirigistico, in favore di un ampio decentramento amministrativo, specialmente per l'utilizzo delle risorse per la promozione dei quadri docenti e tecnico-amministrativi; dimensionamento internazionale; potenziamento della ricerca nei centri di eccellenza e del polo sanitario nelle ricadute sulla collettività; redistribuzione ai Dipartimenti di risorse e proventi, per promozione e premialità del personale docente e amministrativo». L’obiettivo da cogliere è secondo lui quello di un «deciso processo di riordino e perfino di completo risanamento. Torniamo allo Statuto! Nel senso di un recupero del perduto equilibrio delle regole e dei ruoli».
CHI È TRINCHESE. Il professore arriva da una famiglia abruzzese da generazioni che ha espresso presenze di rilievo in ambito politico e culturale. Il suo avo Salvatore Trinchese fu rettore dell'università di Napoli nella seconda meta dell'Ottocento; una sua antenata, Paola Trinchese Mezzanotte, raccoglieva in un salotto letterario a Chieti agli albori del Novecento le migliori emergenze letterarie nazionali, da D'Annunzio a Pascoli; lo zio materno Ugo Crescenzi e stato il primo presidente della Regione.
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