Riaperta l’ex cattedrale «Qui noi riscopriamo il senso della comunità»

20 Marzo 2024

Cerimonia di dedicazione e benedizione da parte del vescovo Cipollone «Aveva problemi ma nessuno si lamentava, oggi invece tante critiche» 

LANCIANO. Emozioni e ricordi. Sguardi stupiti, curiosi e anche critici. Un giorno di festa. Tante le emozioni ieri sera alla riapertura della chiesa di Santa Maria Maggiore chiusa dal luglio 2019 per i lavori di manutenzione straordinaria, risanamento igienico sanitario e consolidamento. Una chiesa secolare, una delle più antiche della città, già cattedrale, tra gli edifici sacri più importanti d’Abruzzo e monumento nazionale dal 1902, attorno alla quale è nato il rione di Civitanova tra il XIII e XIV secolo. Una chiesa che sa di ricordi per tanti lancianesi che ieri hanno partecipato a un rito particolare: la dedicazione dell'edificio, dell’altare, la benedizione dell’ambone, del fonte battesimale e del tabernacolo. Una cerimonia lunga, alla presenza di molti sacerdoti, di tutti coloro che hanno lavorato al complesso restauro, del sindaco Filippo Paolini, celebrata dall’arcivescovo Emidio Cipollone e iniziata con una breve processione dalla Ccuria alla porta della chiesa, quella che è su via Garibaldi, chiusa da anni visto che si entrava dalle porte laterali.
«Una grande gioia pervade il nostro animo per dedicare a Dio questa nuova chiesa», dice Cipollone entrando. E poi la benedizione delle pareti, dell’altare, del nuovo ambone, della comunità. «Oggi è una doppia festa: San Giuseppe e la riapertura e dedicazione di Santa Maria Maggiore», riprende il vescovo, «è importantissimo riaprire questo luogo di culto, ma davvero fondamentale è riscoprire il nostro essere comunità. E farlo nel giorno di San Giuseppe, amato anche per la sua “normalità”, nella quale, però, ha vissuto un’esperienza spirituale straordinaria. Giuseppe è giusto, un falegname, una persona che agisce, una bella figura di marito e di padre. Non è un padrone nella casa, è accanto a moglie e figlio, li protegge; una figura importate oggi in cui la violenza domina le cronache. Giuseppe poi attraverso il sogno, riesce a comprendere la volontà di Dio e a trovare il coraggio di compierla. E alla fine, come sappiamo dalla storia, da Gesù a San Francesco a Martin Luther King, sono i sogni che cambiano la storia».
Vescovo che affida a San Giuseppe la consegna della chiesa, «scrigno della vita comunitaria, edificio che nel tempo aveva perso la sua bellezza, che aveva tanti problemi di cui però nessuno si lamentava e invece oggi, che torna a splendere nella sua bellezza, merita tante critiche». E poi ancora la dedicazione e unzione del nuovo altare, che ha sostituito quello del 1970, dove è stata cementata una reliquia di San Tommaso, delle pareti della chiesa e delle 12 croci con il sacro crisma; l’incenso, la luce delle candele. Riti comunitari in una chiesa diversa dal passato, che deve vivere il presente come ricordato dal vicario don Angelo Giordano, e che finalmente è stata dedicata. Come spiegato dal cancelliere don Alessio Primante e dal parroco don Domenico Di Salvatore negli archivi non ci sono atti sulla dedicazione.
«Secondo degli studi pare che fu dedicata a Maria il 1 settembre 1227 da un vescovo che era scappato dalla città, ma non ci sono documenti scritti», dicono. Così da ieri la chiesa è stata dedicata e ha anche una festa fissata al 31 maggio.
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