Ricci, 5 ore d’autopsia La morte causata da tre mesi di stress

25 Giugno 2014

Gli organi hanno ceduto dopo l’intossicazione e il trapianto Oggi alle 17 i funerali a Chieti Scalo del marito di Morena

CHIETI. Si chiama insufficienza multiorgano: Marco Ricci, 48 anni, è morto perché i suoi organi infine hanno ceduto. Tre mesi di stress, cominciati il 21 marzo con una misteriosa intossicazione e proseguiti ad aprile con il trapianto del fegato a Roma, gli hanno tolto ogni speranza di sopravvivere.

E’ durata cinque ore, ieri pomeriggio, l’autopsia sul marito di Morena Capitanio, 44 anni, morto di crepacuore novanta giorni dopo il decesso della moglie. Ma la tragedia della famiglia di Chieti Scalo rimane per ora, o forse per sempre, senza risposte. Scoprire la causa principale che ha scatenato l’intossicazione di Ricci sarà difficilissimo: è come trovare un ago in un pagliaio. Ci vorrà solo molta fortuna per individuare la tossina o qualunque altra causa che ha dato il via al suo calvario.

Il medico legale, Cristian D’Ovidio, su incarico del sostituto procuratore, Giuseppe Falasca, ha cominciato l’autopsia alle 14 di ieri e l’ha finita alle 19, quando tutta l’Italia era davanti alla tv a seguire la debacle azzurra. In cinque ore, il consulente della procura, affiancato dai carabinieri di Chieti Scalo che il pm ha delegato per le indagini insieme agli uomini del Nas del capitano Marcello Sciarappa, ha eseguito prelievi da tutti quegli organi che possono aver trattenuto, anche a distanza di tre mesi, una traccia della tossina. I prelievi saranno analizzati nei laboratori dell’Università D’Annunzio e il consulente del pubblico ministero dovrà indagare anche per esclusione. Ma ci vorrà molto tempo, forse non basteranno mesi. E non è assolutamente detto che alla fine spunti quella chiave del mistero che ha distrutto una famiglia e che la procura vuole assolutamente scoprire. Nell’inchiesta per omicidio colposo, ipotizzato contro ignoti da Falasca, non compaiono sospetti di colpe professionali nei confronti di chi, in questi tre mesi, ha fatto di tutto per salvare la vita a Marco Ricci. Ma l’autopsia deve necessariamente partire dalla causa della morte, l’insufficienza multiorgano, che infine ha sfiancato un fisico troppo provato e immunodepresso dopo il trapianto, per tornare indietro nel tempo di oltre novanta giorni, quando la tossina ha aggredito il fegato del marito di Morena è lo ha distrutto.

Sarà una lunga attesa, come quella del padre di Marco che, ieri mattina, era affacciato al balcone del primo piano, al civico 177 sulla Colonnetta.

Scrutava, quell’anziano padre, il volto di chi si fermava, anche solo per un attimo, per guardare il negozio al piano terra, l’insegna “Ri-Play” e il foglietto di carta con la scritta “Chiuso per lutto”. No, chiuso per sempre, ora che purtroppo anche Marco non c’è più.

L’addio è per oggi pomeriggio nella stessa chiesa dove la città ha già dato l’ultimo saluto a Morena. La bara, portata dagli uomini della Sacra, entrerà alle 17 nel Santissimo Crocifisso. E anche oggi, come a marzo, ci sarà la folla a condividere il dolore infinito di Matteo e Martina. Anche oggi, come tre mesi fa, Chieti non lascerà soli due figli eccezionali.

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