Richiamo dalla Corte dei conti: il piano di rientro è a rischio

7 Aprile 2023

La doccia fredda: il predissesto per appianare i debiti non sembra in grado di coprire il passivo Le problematiche individuate riguardano soprattutto la delibera per mettere in salvo Teateservizi

CHIETI. Il percorso per mettere in salvo il Comune dal dissesto economico-finanziario appare sempre più in bilico. La Corte dei conti individua «profili di criticità nel garantire la copertura del disavanzo prodotto», vale a dire che la procedura di predissesto scelta dal Comune per rientrare dai debiti non appare in grado di coprire il passivo. Le problematiche individuate riguardano soprattutto la delibera salva-Teateservizi. Il giudice Giovanni Guida scrive al Comune dicendo di aver mandato tutti gli atti alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti perché siano trattati in adunanza collegiale pubblica e dunque, se il Comune vorrà vedere approvato il piano di riequilibrio, dovrà difendere le proprie ragioni in contraddittorio.
È una nuova doccia fredda dopo la posizione che la Corte aveva preso su Teateservizi, sollevando una serie di problemi che poi hanno provocato i pareri negativi degli organi tecnici alla delibera salva-Teateservizi. Nonostante tutto, la maggioranza del sindaco Diego Ferrara ha deciso di approvare la delibera aprendo una crisi politica con il polo civico del vicesindaco Paolo De Cesare che invece ha contestato il documento e si è rifiutato in blocco di votare. Si sono tirati indietro anche due consiglieri di centrosinistra, il capogruppo Pd Filippo Di Giovanni e il capogruppo della civica Ferrara sindaco Alberto Chiavaroli.
La delibera ha ottenuto comunque il via libera e la Corte dei conti è tornata a scrivere al Comune dicendo, in sostanza, che il soccorso finanziario per evitare il fallimento di Teateservizi mette in crisi il piano di predissesto. Scrive la Corte nelle conclusioni: «Appaiono emergere profili di possibile criticità delle misure di risanamento, contenute nel piano di riequilibrio, nel garantire la copertura del disavanzo prodotto. Se ne chiede dunque la trattazione collegiale in adunanza pubblica, dando altresì al Comune, al fine di garantire il contraddittorio, un termine per la trasmissione di memorie o ulteriore documentazione sui punti di criticità individuati». In sei punti la Corte delinea tutti i motivi per cui il piano non dovrebbe passare. Il punto più corposo riguarda Teateservizi, si parla di «significativa criticità in ordine alle modalità di intervento nella crisi della società in house. Non vengono delineate concrete azioni in grado di produrre, con un grado di attendibilità e realizzabilità valutabile in questa sede, un imprescindibile e significativo miglioramento dell'attività di riscossione». E quindi non si comprende perché salvare Teateservizi dal fallimento.
La Corte aveva già detto di non condividere il percorso che ha portato all’approvazione della delibera salva-Teateservizi e ora rincara la dose parlando di «non condivisibilità delle argomentazioni ulteriormente e apoditticamente controdedotte nella memoria del 3 aprile», vale a dire la memoria che avrebbe dovuto convincere la Corte a cambiare idea. L’unica cosa su cui la Corte conviene con il Comune è il punto di partenza del predissesto: vale a dire i 78 milioni di euro di disavanzo da ripianare trovati al momento dell'insediamento del sindaco Ferrara. (a.i.)
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