«Riconvertire Honeywell è l’unica via di salvezza

Melilla (Articolo 1): gli incentivi all’esodo impoveriscono il tessuto produttivo Il governo punta sulle aziende dell’indotto Fca per rilevare la fabbrica dei turbo
ATESSA. Riconversione e inclusione nelle zone economiche speciali. Sono le due direttrici che, secondo Articolo 1-Mdp, devono guidare la delicatissima fase del post-vertenza alla Honeywell. Quando tutto il clamore sembra sopito, ma allo stesso tempo divampa l’angoscia nel cuore di 420 dipendenti diretti e altri 200 dell’indotto della fabbrica dei turbo. Una volta chiarita la data dell’ultimo giorno di lavoro - il 2 aprile prossimo, quando cesseranno anche gli ammortizzatori sociali- e assodato che l’atteggiamento dell’azienda ha «umiliato tutti e infastidito anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda», per Art.1-Mdp va avviato «un percorso proficuo per i lavoratori e per il territorio». Come? Parola d’ordine per il deputato Gianni Melilla e il coordinamento lancianese e provinciale di Mdp è «dignità».
INCENTIVI ALL’ESODO. Per Melilla un’azienda che «fattura decine di miliardi di euro, che ha ricavi enormi anche grazie al sito di Atessa e che chiude per mera strategia industriale», ha ancora un altro modo per distruggere il territorio ed è quello di «monetizzare la dismissione del sito». L’incentivo all’esodo a ciascun dipendente che decida di abbandonare immediatamente le sorti della Honeywell di Atessa è per Mdp «solo un modo per indebolire i lavoratori». In più si abbatterebbe come una scure su tutto il tessuto produttivo e dei servizi che ruota attorno alla fabbrica dei turbo. «La scelta dei lavoratori è sacra», ribadisce il parlamentare, «ma se anche tutti i dipendenti decidessero di prendere un incentivo il problema non si estinguerebbe».
RICONVERSIONE. «C’è un’unica strada per salvarsi», ribadisce Melilla, «ed è la reindustrializzazione». Come riferito dal deputato il Governo sta agendo su due direzioni: da un lato lavora a come sfruttare la presenza del mondo Fca in Val di Sangro, con l’arrivo di aziende che possano lavorare a quello specifico indotto. Dall’altro ci sarebbero altre due aziende, sempre del mondo automotive, che hanno fatto sapere di essere disposte ad investire in Val di Sangro. «Una delle due», rivela Melilla, «attiverebbe un percorso inverso alla Honeywell, ovvero rientrerebbe dall’estero in Italia».
LE ZES. Per il Governo la legge è approvata ed attuabile e a Roma si vedrebbe con favore la creazione di una zona economica speciale (Zes) traAbruzzo e Molise in cui si possano attrarre capitali stranieri, effettuare joint-venture tra aziende e migliorare l’export grazie a facilitazioni e incentivi fiscali. La Zes deve avere però un’autorità portuale e buone infrastrutture, ecco perché bisogna lavorare anche sul territorio per migliorare l’appeal del porto di Ortona per le aziende, la viabilità interna con il problema decennale della Fondovalle Sangro e il miglioramento di infrastrutture immateriali come banda larga e rete elettrica efficiente.
IL CLIMA IN FABBRICA. «I lavoratori sono smarriti e si respira rabbia mista a preoccupazione», spiega Luca Caporale, rsu Fiom, «vogliono certezze che ad oggi non ci sono. E c’è il problema gravissimo dell’indotto: tante micro aziende di 15-20 dipendenti che non avendo più commesse scompariranno». «Come assessore al lavoro e comitato promotore di Art.1», spiega Francesca Caporale, «ci sentiamo vicini alle famiglie e faremo di tutto per superare questa difficile fase». Rocco Di Battista, sindaco di Frisa, insiste invece sulle piccole e medie imprese: «Sono loro che ridistribuiscono l’economia sul territorio, ma hanno porte blindate per l’accesso al credito e infrastrutture inadeguate».
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