«Ridiamo speranza a chi entra in carcere»

Bicentenario della polizia penitenziaria. Il commissario Di Nella: tante attività con poche risorse
LANCIANO. Garantiscono sicurezza e ordine, ma svolgono anche una funzione sociale con il recupero dei detenuti. Sono gli agenti della polizia penitenziaria che ieri hanno festeggiato, anche a Lanciano, il bicentenario della fondazione del corpo. «È un lavoro difficilissimo», dice Maria Lucia Avantaggiato, direttrice del carcere, «stare a contatto con i detenuti non è facile. Qui si tocca con mano la sofferenza ma la si trasforma in opportunità nonostante la struttura logora e le pochissime risorse. La polizia penitenziaria fa molte attività dentro la casa circondariale ma anche fuori, perché bisogna far comprendere all’esterno che il carcere è parte del territorio e come tale deve interagire con la società». «I compiti della polizia penitenziaria non sono assimilabili a quelli delle altre forze di polizia», sottolinea il comandante del reparto, il commissario capo Gino Di Nella, «garantisce sicurezza ma anche legalità, dà speranza a chi entra nel carcere e svolge tante altre attività con poche risorse umane ed economiche». Di Nella snocciola i numeri delle attività portate avanti. «Nel 2016», dice, «per minimizzare il rischio di disordini all’interno dell’istituto sono state fatte 250 perquisizioni ordinarie a persone e locali, e due straordinarie con l’ausilio delle unità cinofile in tutto l’istituto. L’ufficio matricole ha accolto 466 detenuti, eseguito 475 scarcerazioni e avviato il prelievo di campioni biologici destinati alla Banca dati interforze del Dna su tutti i detenuti. Sono state eseguite 700 traduzioni per 916 detenuti portati nelle aule di giustizia per assicurare loro il diritto a partecipare ai processi. L’ufficio colloqui ha gestito 10.000 visitatori e ci sono stati 2.000 colloqui con gli avvocati di fiducia. Impegno sempre gravoso perché c’è poco personale e si fanno turni lunghi». Nel carcere di Villa Stanazzo ci sono 138 agenti su 163 previsti in pianta organica e dei 198 detenuti che si possono ospitare ne accoglie sempre 220-230. E c’è anche un’altra ala pronta da tempo ma che, visti i numeri esigui di agenti che nell’ultimo anno hanno subito tre gravi aggressioni, non può essere aperta. Gli agenti poi, assieme agli educatori, garantiscono tantissime attività come calcetto, corsa e teatro: l’obiettivo è aprirsi all’esterno, provare a cambiare i detenuti per farli tornare alla libertà evitando che possano delinquere ancora. (t.d.r.)
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