Ridusse la compagna in fin di vita: è già in libertà

CASALBORDINO. Le porte del carcere si sono aperte ieri mattina per F.D., l’agricoltore 50enne di origine romena, a meno di 20 giorni dall’arresto per lesioni e maltrattamenti nei confronti della...
CASALBORDINO. Le porte del carcere si sono aperte ieri mattina per F.D., l’agricoltore 50enne di origine romena, a meno di 20 giorni dall’arresto per lesioni e maltrattamenti nei confronti della compagna. I.H., 46 anni, dopo oltre un mese di coma, ha raccontato ai carabinieri che era stato il compagno a massacrarla di botte fino a ridurla in fin di vita. «Non è affatto così e lo dimostreremo. Nel frattempo il mio assistito starà ai domiciliari in una casa di Scerni», afferma il difensore, l’avvocato Arnaldo Tascione.
La donna, residente da anni a Casalbordino, il 2 dicembre 2015 era arrivata in gravissime condizioni al pronto soccorso dell’ospedale di Vasto, trasportata in ambulanza. Gli accertamenti diagnostici avevano accertato un trauma cranico, la frattura dell’osso occipitale, sul viso, e diversi focolai emorragici. A chiedere i soccorsi era stato proprio il compagno. «L’uomo», hanno ricostruito i carabinieri il giorno dell’arresto dell’agricoltore, «aveva spiegato di aver trovato la compagna sul letto in quelle condizioni, al ritorno a casa dai campi, e di essersi subito premurato di farla ricoverare». Per la gravità delle lesioni, dopo le prime cure ricevute a Vasto, l’operaia era stata trasferita in prognosi riservata all’ospedale dell’Aquila. La donna ha lottato tra la vita e la morte, priva di coscienza, per quaranta giorni. Poi è uscita dal coma e ha raccontato ai militari della caserma di Casalbordino una verità ben diversa da quella raccontata dal convivente. Piangendo ha rivelato i presunti maltrattamenti subiti dal compagno e i pestaggi, fino al violento litigio scoppiato lo scorso 2 dicembre. Accusa F.D. di averla afferrata violentemente per un braccio e scaraventata contro la testata in legno del letto. Gli accertamenti fatti dai militari della stazione di Casalbordino, un sopralluogo a casa della coppia, il racconto di diversi testimoni unito ad altri riscontri oggettivi, hanno convinto il procuratore capo, Giampiero Di Florio, titolare del procedimento penale, a richiedere e ottenere dal Gip la misura cautelare della custodia in carcere per l’agricoltore. L’avvocato Tascione sostiene di poter fornire un’altra verità. (p.c.)
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