Rifiata Atessa. Nello stabilimento Stellantis torna a crescere la produzione

I dati del trimestre segnano un +9,5% , ma la ripresa è lenta. I sindacati: urge il nuovo piano aziendale
ATESSA
Lo stabilimento di Atessa torna a rifiatare, ma ha ancora con il freno tirato. Dopo l’annata nera del 2025, nei primi mesi del 2026, secondo il consueto report della Fim Cisl nazionale, i dati riportano segnali di ripresa per Stellantis Europe Atessa, il più grande polo europeo per i veicoli commerciali leggeri. Numeri in crescita, che sono valsi al plant il ritorno parziale al terzo turno a seguito del passaggio, dal 1° febbraio, da 640 a 820 furgoni al giorno, ma che restano accompagnati da criticità strutturali e occupazionali che impediscono di parlare di una vera svolta. Nel primo trimestre del 2026, la produzione complessiva del gruppo ha raggiunto 120.366 unità, tra autovetture e veicoli commerciali, segnando un aumento del +9,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A trainare il dato è soprattutto il comparto delle autovetture, che registra un balzo del +22% con 73.841 unità prodotte. Diversa tuttavia la situazione per i veicoli commerciali, cuore produttivo dello stabilimento di Atessa, che segnano invece una flessione del -5,8%, fermandosi a 46.525 unità. Un calo che non sorprende gli addetti ai lavori e che il segretario nazionale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, collega «alla nuova situazione strutturale del reparto di verniciatura». Un reparto, questo, che già da tempo registra il cosiddetto collo di bottiglia produttivo, dal momento che dopo la chiusura della vecchia verniciatura il nuovo reparto risulta sottodimensionato per le attuali esigenze. Atessa tuttavia resta centrale nella strategia industriale del gruppo: da sola rappresenta ancora circa il 40% della produzione nazionale di Stellantis. Ma la ripresa resta fragile. «Dall’inizio dell’anno», sottolinea Uliano, «il numero medio di lavoratori coinvolti in misure di solidarietà si attesta intorno alle 350 unità. Si tratta di un dato che evidenzia una situazione ancora delicata, sulla quale è necessario mantenere alta l’attenzione. Auspichiamo che questo numero possa progressivamente ridursi, fino ad arrivare, se possibile, al suo completo azzeramento». Il vero banco di prova, per Fim Cisl, sarà il prossimo piano industriale del gruppo. Sul tavolo ci sono l’elettrificazione della piattaforma “Gamma Large” e l’introduzione di nuovi modelli a partire dal 2027, ma secondo osservatori e rappresentanze sindacali dei lavoratori questo non basta. Servono investimenti mirati, soprattutto per rafforzare il reparto di verniciatura e recuperare pienamente la capacità produttiva. «Ci aspettiamo», conclude Uliano, «che il nuovo piano industriale preveda scelte concrete e credibili, capaci di garantire prospettive industriali e occupazionali per tutti gli stabilimenti italiani, cogliendo anche le opportunità legate alla revisione del regolamento europeo sulle emissioni. Fondamentale sarà valorizzare le specificità italiane: affidabilità delle motorizzazioni, ricerca e sviluppo, design e identità dei marchi. Serve un confronto rapido, concreto e partecipato con il sindacato».
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