Rifiuti, il Garante dà lo stop ai Comuni

Nel mirino dell’autorità della concorrenza finiscono D’Alfonso e i sindaci di Ortona, Lanciano, Orsogna e Treglio
CHIETI. Affidamento in house della raccolti dei rifiuti, fermi tutti. Una "segnalazione" formalmente inviata al presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e ai sindaci dei Comuni di Lanciano, Orsogna, Ortona e Treglio dalla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiamata in causa dalla Confindustria, in «merito alle modalità di gestione dei rifiuti urbani da parte di alcuni Comuni della Provincia di Chieti», rimette in forte discussione l'affidamento in house alla Ecolan Spa fatta dagli stessi comuni. E’ un precedente destinato a rivoluzionare il businnes dell’immondizia. Il documento, firmato dal presidente facente funzione Gabriele Muscolo, rende note le risultanze emerse nella riunione dell'Autorità Garante del 4 agosto, «alla luce delle informazioni acquisite» ed anche di pronunce del giudice amministrativo che si è espresso sull'affidamento di uno dei Comuni alla citata Ecolan.
Nel documento si denuncia in via preliminare «un significativo ritardo delle amministrazioni in indirizzo nell’adempimento delle previsioni contenute nel Decreto Legge numero 138 del 2011 che affida agli "enti di governo degli ambiti territoriali”, designati dalla Regione, ai quali gli enti locali partecipano obbligatoriamente, le funzioni di organizzazione, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe, di affidamento della gestione e relativo controllo dei servizi pubblici locali appartenenti al settore dei rifiuti urbani». Nota però il documento che «non tutti i 305 Comuni presenti nel territorio della Regione hanno sottoscritto la convenzione di adesione al nuovo Ente di governo d'ambito», per cui i Comuni «rimangono competenti per l'organizzazione del servizio urbano per il proprio territorio» nelle more di situazioni che la presidenza della Regione è chiamata per legge a sanare «previa diffida all'ente locale ad adempiere entro il termine di trenta giorni».
L'Autorità Garante, nel merito di questa mancata adesione, scrive che «può essere inoltre fonte di distorsioni della concorrenza nella misura in cui ciascun ente, pur di garantire la sopravvivenza possibile della propria società partecipata, procede ad affidamenti ingiustificatamente lunghi del servizio il più delle volte proprio a ridosso dell'istituzione degli enti di governo da parte delle Regioni».
Nelle sei pagine scritte dall’Autorità vengono anche esposti rilievi al modo con cui il servizio è stato affidato alla Ecolan Spa, in particolare si parla di carenza di controlli e di partecipazione. Infatti si legge a pagina 5: «Va interpretata negativamente la scarsa rappresentatività del Comitato Ristretto, composto da rappresentanti di nove Comuni, che operano per delega degli altri 44 Comuni soci e che votano a maggioranza». Ed ancora: «Altre caratteristiche del funzionamento della società appaiono tali da impedire l'attribuzione agli organi rappresentativi dei soci poteri inibitori e vincolanti nei confronti del Cda che non sembra consentire ai soci stessi la possibilità di indirizzare tutta l'attività sociale».
Dopo aver ricordato tutte le leggi relative al caso, «l'Autorità auspica che la gestione dei servizi pubblici locali, ricompresi nel settore dei rifiuti urbani, sia ispirata all'esigenza di circoscrivere l'affidamento in house entro i limiti tracciati dall'ordinamento comunitario e alle sole ipotesi in cui tale modalità di gestione risulti effettivamente conveniente con riferimento agli obiettivi di universalità ed efficienza, di economicità e di qualità del servizio». La conclusione è perentoria: i sindaci dei Comuni chiamati in causa e D'Alfonso sono invitati «a comunicare entro 45 giorni le iniziative che intendono intraprendere per ripristinare corrette dinamiche concorrenziali».

