Rifiuti, il no alla Di Nizio va in Comune e in Regione

1 Marzo 2020

Atessa. Mozioni del gruppo Uniti per Atessa e di Paolucci, consigliere all’Emiciclo «Un impianto per il pattume sanitario aggraverebbe la vivibilità in Val di Sangro»

ATESSA. “No alla Di Nizio”: lo chiedono sia il gruppo di maggioranza in consiglio comunale, Uniti Per Atessa, sia il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Silvio Paolucci. Uniti per Atessa, a firma del capogruppo Giorgio Farina (Pd), ha presentato una mozione «contro la realizzazione, sul territorio del comune di Atessa, di un impianto di rifiuti sanitari, pericolosi e non, della ditta Di Nizio». Il consiglio comunale, questo quanto chiesto nella mozione, impegna il sindaco Giulio Borrelli e la giunta comunale «a intraprendere tutte le iniziative utili a rappresentare la contrarietà del consiglio comunale al progetto della Di Nizio; a intervenire presso la Asl Lanciano-Vasto-Chieti affinché garantisca la tutela della salute dei cittadini; a chiedere all’Arta che esegua, a spese della Regione Abruzzo e con una compartecipazione economica del Comune, un monitoraggio completo e prolungato di tutte le emissioni veicolari e industriali della Val di Sangro, prima che il comitato Via prenda in considerazione la richiesta presentata dalla Di Nizio». In modo particolare è la richiesta all’Arta quella che potrebbe essere un discrimine per il futuro dello sviluppo industriale e ambientale della Val di Sangro.
Silvio Paolucci, invece, ha inoltrato una interpellanza al presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, e all’assessore regionale all’ambiente, Nicola Campitelli, per chiedere quali azioni intende adottare la giunta regionale per evitare che «sia realizzato o ampliato l’impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo e l’adiacente deposito di rifiuti pericolosi che la ditta Di Nizio Eugenio Srl vorrebbe localizzare in Val di Sangro». L’interpellanza parte dall’assunto che la tutela della salute e dell’ambiente debba essere al centro dello sviluppo della Val di Sangro, territorio caratterizzato dalla presenza di impianti industriali legati all’automotive e alla tecnologia avanzata ma anche di altri insediamenti operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti. «La realizzazione di ulteriori impianti operanti nel settore dei rifiuti speciali», si legge nell’interpellanza di Paolucci, «aggraverebbe irrimediabilmente la vivibilità del territorio».
Il progetto della Di Nizio, respinto nel 2018 dalla Regione seguendo le direttive del Piano regionale dei rifiuti, è stato riproposto conseguentemente alla sentenza della Corte Costituzionale n° 28 del 2019 che, di fatto, ha dichiarato costituzionalmente illegittime le norme regionali.
Sull’argomento, cresce la preoccupazione del Comitato dei sindaci del Sangro-Aventino-Frentano che in questi giorni si è riunito, ad Atessa, per scongiurare, per la terza volta, il progetto di estrazione del gas dal giacimento che si trova sotto il lago di Bomba, la realizzazione di un gasdotto lungo 20 km e la costruzione di un impianto di raffinazione a Paglieta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA