Rifiuti in fiamme nella ditta, Bellia indagato

L’imprenditore è accusato di incendio colposo: «Materiale accatastato nel piazzale senza cautele»
CHIETI. L’imprenditore Fabrizio Angelo Bellia, teatino di 59 anni, è indagato con l’accusa di incendio colposo per il rogo divampato la scorsa settimana nella sua azienda di rifiuti non pericolosi, l’Iron Metal di Chieti Scalo. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, è condotta dai poliziotti della squadra mobile.
Bellia, in qualità di legale rappresentante della ditta, avrebbe creato «sul piazzale aziendale cumuli di materiale eterogeneo – destinato al recupero e, in parte, allo smaltimento – senza alcuna cautela, con particolare riferimento al pericolo di inneschi spontanei di fiamme», si legge sul capo d’imputazione. Secondo l’accusa, inoltre, è stato concreto «il pericolo di propagazione» dell’incendio «alle altre parti dello stabilimento dove erano accatastati altri rifiuti infiammabili».
Nella notte dello scorso 31 maggio i vigili del fuoco hanno impiegato più di quattro ore per domare le fiamme che hanno incenerito materiale ferroso, pezzi di motori elettrici e pneumatici contenuti in un cassone lungo 18 metri, largo 5 metri e alto 2 metri. A lanciare l’allarme, intorno alle 3, è stato un automobilista in transito sull’asse attrezzato Chieti-Pescara, che ha telefonato al 115 dopo aver notato il fuoco all’esterno della ditta che si trova nella zona industriale Selvaiezzi. In via Marino Carboni sono intervenute, con tre mezzi, due squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale e una volante della questura di Chieti. Le operazioni di spegnimento e bonifica sono andate avanti fino alle 7.30. L’arrivo tempestivo dei soccorritori ha evitato che le fiamme si propagassero ulteriormente. I rilievi fatti dai tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) hanno escluso la presenza di inquinamento da combustione. I poliziotti della Scientifica e della Mobile, coordinati sul posto dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, hanno avviato gli accertamenti per individuare le cause dell’incendio. Ed è stata scartata quasi subito l’ipotesi dolosa: le immagini delle telecamere, già acquisite e visionate dagli investigatori, dimostrano che le fiamme sono state innescate da un fenomeno di autocombustione.
L’imprenditore, difeso dall’avvocato Italo Colaneri, respinge ogni accusa. (g.let.)

