Rifiuti, rincari illegittimi In 100 chiedono i rimborsi

7 Settembre 2016

Ma il numero è destinato a crescere, l’opposizione intende portare il caso in aula D’Orsogna: riscossi 900mila euro in più. Paolucci: Valente dia una spiegazione

LANCIANO. Fioccano le richieste di rimborso dell’ultima rata della tassa dei rifiuti dell’anno 2013. Sono già un centinaio quelle protocollate all’ufficio Urp del municipio, da parte di altrettanti contribuenti lancianesi, ma il numero è destinato ad aumentare. Sono tantissimi i cittadini che si stanno rivolgendo, per informazioni e consigli, a Francesco Paolo D’Orsogna, il tributarista che ha vinto la sua personale battaglia contro i rincari della tariffa sui rifiuti che il Comune avrebbe applicato tre anni fa. Così, almeno, ha stabilito la sentenza d’appello della Commissione tributaria regionale che ha condannato l’ente a rimborsare al contribuente la somma di 167 euro, illegittimamente riscossa come saldo Tarsu.

L’INGHIPPO. È nato quando, nel 2013, il Comune ha deciso che di non applicare la nuova tassa (Tares) e di prorogare la Tarsu in vigore fino all’anno prima, come previsto dalla legge 124/2013. E la stessa normativa vietava, esplicitamente, «un aggravio, a carico degli utenti, dei costi eventualmente non coperti dal gettito del tributo». A questa prescrizione, però, secondo i giudici tributari, il Comune di Lanciano non si sarebbe attenuto, rideterminando le tariffe in vigore, con un aumento del 33% per le utenze non domestiche e del 19% per quelle domestiche. Dalla “vittoria” di D’Orsogna ad oggi, la vicenda si è allargata a macchia d’olio. «Sono tantissimi a chiedermi chiarimenti e informazioni, anche per strada», dice il fiscalista, «confermo la mia disponibilità a chiunque mi contatta o richiede lo schema di istanza di rimborso da me predisposto. So che sono già diversi ad averla depositata in municipio. Con la Tarsu 2013 il Comune», precisa D’Orsogna, «ha incassato una maggiorazione di 900mila euro. Con gli interessi di legge si arriva a un milione di euro che l’ente avrebbe, quindi, riscosso indebitamente. Per evitare una class action, sarebbe il caso di compensare la restituzione delle somme non dovute con la Tari da pagare entro ottobre».

IL CASO IN AULA. Decisa a portare la vicenda in consiglio comunale è l’opposizione consiliare. «Il problema», dice la consigliera Tonia Paolucci (Libertà in azione), «era già stato messo in evidenza in aula nel 2012 e nel 2013, in occasione dell’approvazione dei bilanci di previsione, e nel 2014 era stato segnalato al Collegio dei revisori dei conti. Ma mai una risposta è stata fornita da parte di questa maggioranza. L’esito del ricorso di D’Orsogna dimostra che chi, per tanti anni, ha sempre detto di non voler chiedere nulla di più del dovuto ai cittadini, in realtà ha fatto il contrario. Spieghi adesso l’assessore Pino Valente, che si erge a paladino delle tasse, cosa intende fare. Gli uffici comunali, seppur sollecitati, non hanno mai visto niente. Se fin dal 2012, come l’opposizione del gruppo Con Bozza sindaco chiedeva in maniera costruttiva, ci si fosse confrontati in consiglio comunale», conclude la Paolucci, «avremmo evitato questo ulteriore aggravio nei confronti dei cittadini».

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