Rifiuti sotto l’ex conceria Ora il terreno è nero e blu

21 Novembre 2018

Documento riservato svela cosa è nascosto nella fabbrica dismessa di via Penne «Falda inquinata da cromo e solventi». Gli scarti sottoterra a contatto con l’acqua

CHIETI. Rifiuti messi sottoterra «abusivamente» fino a creare un muro di «4 metri di spessore», terreni diventati «neri-bluastri» e «totalmente impregnati da sostanze non naturali», «contaminazione diffusa della falda da metalli pesanti (in particolare cromo), solventi clorurati e idrocarburi pesanti». Ecco cosa è nascosto dentro l’ex conceria Cap di via Penne 68. A rivelarlo è un documento di 32 pagine: una perizia risalente al 2006 e rimasta riservata ma che, adesso, con la terza vendita all’asta dell’ex conceria, diventa pubblica. Sono passati 12 anni e, a Chieti Scalo, succede ancora questo: «In alcuni periodi dell’anno», dice il documento, «l’escursione della falda al di sotto dei rifiuti interrati è tale che gli stessi rifiuti risultano immersi nell’acqua». È la stessa falda che passa sotto le case e le fabbriche e arriva fino al fiume Pescara.
IL DOCUMENTO. Il progetto di bonifica stilato dal geologo Massimo Ranieri di Lanciano per conto della Revi srl di Roma, la società fallita proprietaria dei ruderi dei capannoni, spiega perché l’ex Cap è un mostro che, nonostante le attività dismesse, continua a inquinare la zona industriale di Chieti Scalo con sostanze tossiche come clorometano, cloruro di vinile, dicloroetano, dicloroetilene, tricloroetilene e tetracloroetilene.
VALE ZERO EURO. L’ex conceria, dopo due aste andate deserte a un prezzo di 355mila euro, è tornata in vendita con un valore crollato: il prossimo 25 gennaio l’avvocato romano Raffaele Cappiello metterà in vendita il complesso da 30.625 metri quadrati a una base di «zero euro» con rilanci minimi di «5mila euro». Il costo è precipitato perché l’ex conceria è ancora un concentrato di veleni e per la bonifica servono oltre 3,5 milioni di euro in base all’ultima stima eseguita dallo studio de Marinis-de Pinedo & Partners di Roma. Otto mesi fa, di fronte all’inquinamento che non si arresta, il Comune ha chiesto alla Regione di sostituirsi alla proprietà e di avviare la bonifica. La Regione ha mosso il primo passo amministrativo: a rivelarlo è un passaggio dell’ultimo avviso di vendita giudiziaria: «L’immobile è interessato da fenomeni di inquinamento ambientale per i quali la pubblica amministrazione ha avviato una procedura di bonifica in via sostitutiva». Significa che la Regione dovrebbe accollarsi la spesa della bonifica e poi addebitare il conto ai proprietari. Ma qualcuno comprerà l’ex Cap?
«FANGHI INTERRATI». La bonifica dell’ex conceria non è un intervento ordinario tra rifiuti seppelliti e terreni contaminati. Lo spessore dei rifiuti interrati, dice il progetto di rimozione e smaltimento, «raggiunge anche i 4 metri; si tratta di carniccio, peli di lana, fanghi bluastri, pezzi di bidoni, plastiche e materiale vario». E poi all’ex Cap c’è «un’elevata concentrazione di cromo» tanto che il terreno, in parte, è «nerastro, impregnato di idrocarburi e altre sostanze».
«NECESSITÀ». La bonifica dell’ex conceria, dice il documento, sarebbe stata «una necessità» già 12 anni fa: serve un intervento «che permetta di rimuovere tutte le fonti di contaminazione presenti nel sito al fine ridurre/mitigare i rischi ambientali e sanitari». È allarmante un passaggio della perizia: «Le acque sotterranee risultano contaminate perché le acque di infiltrazione e le stesse acque sotterranee vanno a lisciviare i rifiuti e i terreni contaminati». E, prosegue la perizia, «in alcuni periodi dell’anno, l’escursione della falda al di sotto dei rifiuti interrati è tale che gli stessi rifiuti risultano immersi nell’acqua. La rimozione delle fonti di contaminazione primaria favorirà anche i processi di degradazione di molti composti».