Rifiuti sotto sequestro La bonifica è impossibile

Sigilli ai cumuli di spazzatura in via Penne, la polizia locale apre un’inchiesta Ma il Comune non riesce a trovare il proprietario del terreno: la pulizia slitta
CHIETI. Rifiuti sequestrati ma, almeno per adesso, la bonifica si rivela un’impresa quasi impossibile. Accade in via Penne, all’interno del Sir di Chieti Scalo, nel punto in cui si incrociano i veleni invisibili nel sottosuolo figli delle fabbriche dismesse e i rifiuti abbandonati nell’erba. L’area contaminata a un passo dal fiume Pescara resta una discarica abusiva: perché nessuno rimuove quei rifiuti accatastati da mesi e mesi e perché i viaggi dei camion per abbandonare l’immondizia continuano come l’ultimo che ha scaricato un salotto al centro di una pattumiera. I sigilli, con il nastro bianco e rosso messo dagli agenti della polizia municipale, non bastano a frenare gli incivili.
Sull’abbandono dei rifiuti nel tratto finale di via Penne, dopo le denunce dei residenti e un articolo del Centro, la polizia locale guidata dalla comandante Donatella Di Giovanni ha aperto un’indagine e ha mandato già un’informativa alla procura di Chieti. Ma per ora i rifiuti non si possono toccare. Anche perché il Comune si trova di fronte a un ostacolo imprevisto: l’area su cui sono abbandonati i rifiuti non sarebbe demaniale ma di proprietà privata. Ma adesso in Comune, complice una catena di fallimenti, non si riesce più a capire chi sia il proprietario del terreno su cui svettano anche i ruderi dell’ex draga. È un dettaglio fondamentale per arrivare a quella bonifica che i residenti continuano a invocare ma che, almeno per adesso, non otterranno: l’iter prevede che il Comune chieda, attraverso un’ordinanza, al proprietario del terreno di eseguire la bonifica dell’area. Se il privato ignora l’ordinanza del Comune, allora, l’amministrazione può intervenire e addebitare i costi al proprietario. Ma davanti a un terreno fantasma, senza un proprietario, ecco che l’operazione si complica: per questo, lastre di eternit, fusti con solventi, calcinacci, mobili distrutti e televisori rotti rimangono a terra. Messa così, è evidente che potrebbero volerci ancora mesi per rimuovere quella spazzatura. Anche perché sono arrivati soltanto adesso, a distanza di quasi 10 anni dall’ordinanza 542 firmata nel 2008 dall’allora sindaco Francesco Ricci, i cartelli informativi con i divieti di coltivare i terreni, irrigare i campi, consumare la verdura, pascolo e movimenti terra.

