Rifiuti, è scontro sul maxi debito: ora il sindaco contesta la perizia

Ferrara e l’assessore Cassarino: «La somma da pagare non è di 6,3 milioni, lo sosterremo in aula» E poi c’è l’attacco alla precedente amministrazione: «È la pesante eredità lasciata dal centrodestra»
CHIETI. Il Comune con il proprio ufficio legale risponderà alla perizia del consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale che accoglie in gran parte le ragioni degli ex gestori dell’appalto rifiuti e conclude dicendo che l’ente deve loro quasi 6 milioni e mezzo di euro: precisamente 6.381.588,36 euro, di cui 4.617.588,36 per la raccolta effettuata in aree condominiali e strade private e 1.764.000 per le maggiori utenze servite rispetto a quelle preventivate in gara. Al consulente del tribunale, inoltre, non risulta che ci sia copertura finanziaria per le somme che il Comune potrebbe essere chiamato a pagare. Fermo restando che la causa è ancora in corso e che siamo di fronte, per ora, a un primo atto del consulente tecnico, ci sono le condizioni perché emerga un nuovo debito fuori bilancio. L’amministrazione, però, fa sapere ora di essersi riservata di accantonare somme in bilancio.
PERIZIA DA CONFUTARE
Secondo il sindaco Diego Ferrara e l’assessore Massimo Cassarino, che si apprestano dunque a rispondere con fatti nuovi alla perizia depositata il 9 gennaio scorso dal consulente Costantino Bortone, «non c’è alcun nuovo debito a carico del Comune, la perizia prodotta dal Ctu riguarda un presunto credito richiesto dal Consorzio Cfa-Cns – vale a dire Formula Ambiente, che è anche attuale gestore del servizio, e il Consorzio nazionale servizi – e non determinato dall’attuale amministrazione. Noi non c’entriamo nulla, in questi tre anni abbiamo cercato di ridurre il contenzioso con una transazione e abbiamo reso anche partecipe la Corte dei Conti su tale richiesta, riservandoci di accantonare somme in bilancio».
L’APPALTO RIFIUTI
L’appalto finito al centro del contenzioso è quello il cui contratto è stato siglato il 7 marzo 2011, che doveva terminare nel 2015 ma poi è stato prorogato al 2018. A luglio 2022 gli ex gestori citano in giudizio il Comune chiedendo di avere circa 14 milioni di euro. La relazione del consulente dà ragione agli ex gestori, ma riduce le richieste da circa 14 milioni a quasi 6 milioni e mezzo. «La situazione è vecchia come si legge anche nella perizia», dicono Ferrara e Cassarino, «e quando ci siamo insediati abbiamo dialogato con le ditte facenti parte dell’Ati, al fine di arrivare a una ricomposizione dei contenziosi. Ciò nonostante, il 15 luglio 2022 il Consorzio Cfa-Cns ha chiamato in giudizio il Comune perché venisse condannato al pagamento della somma di 1.764.000 euro per il servizio di raccolta nelle strade private e nei condomini. Ma sul punto il Comune si è difeso e continuerà a farlo». Anche per il numero delle utenze «l’ente si è difeso», continuano sindaco e assessore, «la Ctu è stata stabilita per questa ragione e lo scorso 9 gennaio abbiamo ricevuto quanto redatto dal perito che chiama in causa chi ha consentito quelle prestazioni e che per le maggiori utenze ha evidenziato che utilizzando i dati riportati nei ruoli Tari non emergono differenze di canoni in favore dell'Ati. Considerando autonomamente le pertinenze, spetterebbe, invece, al Consorzio la somma di euro 4.617.588,36 e tale conclusione sarà prodotta a confutazione anche della cifra di 6.300.000 euro in sede di osservazioni alla Ctu».
LA REPLICA POLITICA
«Ci meraviglia che chi è stato testimone dei fatti continui a scagliare contro i cittadini notizie che di sensazionale hanno solo il fatto che chi governava prima di noi è rimasto inerte, facendo diventare problemi situazioni che potevano essere governate diversamente. Spiegasse perché si è arrivati a questo». Il riferimento è al consigliere d’opposizione Maurizio Costa che aveva sollevato più volte il problema con diverse segnalazioni sia in Procura che alla Corte dei Conti.
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