Francavilla

Riforma della giustizia, l’incontro a Francavilla: «Vogliono colpire i giudici dobbiamo votare No»

27 Febbraio 2026

Il confronto con il procuratore Bellelli, Cancellato e Colombo: «Se vince il sì per prima cosa toglieranno ai magistrati il controllo della polizia giudiziaria»

FRANCAVILLA. Il monito più forte arriva dal procuratore capo di Pescara Giuseppe Bellelli: «Se passa il Sì al referendum, la prima cosa che faranno sarà togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria». Poi, laconico: «E non servirà un’altra riforma costituzionale per farlo». E se non i pubblici ministeri, chi controllerà le indagini? È la domanda che Bellelli lascia agli spettatori che riempiono l’Auditorium Sirena di Francavilla per l’iniziativa a favore del No alla “nuova” magistratura firmata Carlo Nordio.

Il fronte abruzzese dei contrari si compatta attorno ai grandi nomi protagonisti dell’evento. Sul palco ci sono, oltre Bellelli, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Luca Telese, direttore del Centro. E poi Marianna Aprile, il «magistrato narratore» Gianrico Carofiglio, il collega Gherardo Colombo e l’avvocato Anna Falcone arricchiscono, da remoto, il confronto su quelle che sono le motivazioni di chi si batte affinché «il potere giudiziario e la nostra democrazia rimangano quelli immaginati dai nostri padri costituenti».

La prima ragione: questa riforma è solo l’inizio di un «disegno più grande», spiega Cancellato. Sarà per il malware israeliano Paragon con cui è stato spiato su cui il governo «non ha mai espresso solidarietà o ha cercato di fare chiarezza», ma il giornalista non si fida della maggioranza. «Anche Viktor Orban, il primo ministro ungherese grande amico di Meloni e Salvini, per rendere il suo Paese una democratura ha fatto una serie di riforme», spiega, «tra queste, c’è la riforma della giustizia». Come l’ha cambiata? «Modificando la Costituzione per erodere il potere di quelle che sono considerate le magistrature dipendenti, come la Corte dei conti». È da questo punto di vista che, secondo il direttore di Fanpage, andrebbero osservate le cose: «Dovremmo guardarci, guardare il nostro Paese e chiederci: quanto siamo lontani dal modello di Orban?».

In questa prospettiva, la riforma non sarebbe niente più che un «piede di porco» per violare i meccanismi di controllo della democrazia, chiosa Telese. Anna Falcone, tra i pochi avvocati a sostenere il No, è ancora più esplicita. «La separazione delle carriere è il cavallo di Troia che hanno escogitato», spiega, «per assicurarsi l’appoggio dei tanti colleghi che sono affezionati a questo concetto, per colpire il nostro sistema di separazione dei poteri. Ma se questo è il prezzo da pagare, allora non ci sto». Bellelli rincara la dose: «Le carriere sono già separate, di fatto e di diritto. I magistrati che cambiano funzioni non sono più di 30-40 l’anno. C’è davvero bisogno di cambiare la Costituzione per loro?». Per il procuratore il vero obiettivo della riforma è evidente: «Sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo». Come? «Basta cambiare quattro norme del codice di procedura penale, mica lo devono inserire in Costituzione». La separazione delle carriere, la creazione di due Consigli superiori separati, con i membri nominati per sorteggio, e di un’alta Corte disciplinare perseguirebbero allora lo stesso obiettivo: «Nella loro versione dell’articolo 105 della Costituzione è scritto che sarà la legge a stabilire gli illeciti disciplinari della magistratura», spiega Bellelli, «ora, questi illeciti disciplinari sono già definiti dalla Costituzione. Chissà perché hanno deciso di aggiungere questa frase». L’interrogativo apre lo spazio alle ipotesi peggiori: «È stata inserita perché c’è un illecito che, ne sono sicuro, prima o poi introdurranno: indebita ingerenza nell'attività del governo. E a giudicare su tutto ciò ci sarà l’Alta corte disciplinare, un tribunale speciale per la magistratura».

Il confronto punta a smontare, pezzo dopo pezzo, i contenuti di questa riforma. L’Alta corte disciplinare e il “nuovo” Csm sono al centro delle preoccupazioni degli ospiti di giornata. Una Aprile «in funzione bibliotecaria» tira fuori un testo dalla libreria e comincia a leggere: «Il sistema immaginato dal governo genererebbe così un circuito chiuso di potere in cui il presidente del consiglio, eletto dal popolo, dispone di un parlamento a sua immagine e somiglianza. Lo stesso che elegge il presidente della Repubblica e un terzo della Corte Costituzionale e che tramite il presidente della Repubblica nomina un altro terzo della Corte Costituzionale e un quinto dell'alta Corte disciplinare». Un’ipotesi in cui «le più importanti istituzioni di garanzia diventano in diversa misura espressione della sola maggioranza», aggiunge la giornalista. E chi è l’autore del saggio? Proprio l’ex magistrato Gherardo Colombo, che poco dopo prende la parola. La sua tattica di convincimento passa per i dati: «La statistica ci dice che la percentuale di condanne è pari al 41%. Significa che il 59% delle volte il giudice dà torto al pm». Tradotto: per lui, chi giudica è già terzo. Ma è una difesa della magistratura a tutto campo, compreso quell’«animale strano» che è il pubblico ministero, chiamato a svolgere quasi il ruolo di «pregiudice»: «Fa l’analisi di tutto, anche di quello che può giovare a chi è dentro questa vicenda». Qualcosa di molto diverso rispetto alla funzione dell’avvocato: «Ve lo immaginate a cercare prove contro il suo assistito?».

La battuta che chiude il dibattito la lascia Aprile: «Ricordatevi la cosa più importante: informatevi». E votate.