Rinviata la partenza della mensa, ora l’inizio slitta di una settimana

L’assessore Giammarino in commissione: «Siamo al lavoro ma potremmo farcela per il 15 gennaio» Per l’opposizione i tempi si allungano: «Litigano per le poltrone, nessuna certezza per le famiglie»
CHIETI. Rinviata l’apertura della mensa nei quattro comprensivi teatini. L’amministrazione Ferrara ce la sta mettendo tutta per riportare il servizio nelle scuole, ma la burocrazia richiede tempi più lunghi del previsto e per l’8 gennaio, come annunciato dall’emendamento a firma del presidente dell’assise Luigi Febo e approvato nello scorso consiglio comunale, non è possibile. Per la maggioranza il servizio slitta «di una settimana», ma per l’opposizione i tempi sono più lunghi del previsto. In mezzo a quella che sembra essere diventata ormai un’odissea di annunci e false partenze ci sono i 1.500 bambini e le loro famiglie che da settembre sono alle prese con borsette frigo e pasti preparati a casa.
LA COMMISSIONEDurante il consiglio del 27 novembre è stato approvato l’emendamento che prevede la ripartenza della mensa per 40 giorni, dall’8 giugno al 4 marzo. Ma non andrà così. Ieri mattina, al secondo piano degli uffici in viale Amendola, si è svolta la commissione Pubblica istruzione, presieduta dalla consigliera Gabriella Ianiro. L’assessore Teresa Giammarino, insieme alla dirigente Angela Falcone, ha presentato la delibera di giunta che a giorni sarà resa pubblica e darà il via alla gara per individuare la ditta che fornirà il servizio. «In attesa della gara pluriennale per affidare il servizio a terzi», spiega Giammarino a fine riunione, «stiamo lavorando ad una gara momentanea perché ci teniamo a riattivare il servizio». Ma l’iter burocratico allunga i tempi, considerando anche le festività di mezzo. «Per l’8 gennaio non sarà possibile», continua l’assessore, «per il 15 ce la possiamo fare». In commissione c’era anche il consigliere Vincenzo Ginefra. «Gli uffici stanno lavorando alla clemente per attivare il servizio», dice, «sono sorti solo problemi tecnici».
L’OPPOSIZIONESe per l’amministrazione il servizio slitta di una settimana, solleva dubbi l’opposizione. «Ma come si fa a vantarsi di aver trovato una soluzione sbandierandola e poi smentirsi pochi giorni dopo?», attacca la consigliera di Azione Politica Serena Pompilio, «fino a questa mattina (ieri per chi legge, ndr) erano state celate le modalità di ripartenza del servizio, ma nel corso della commissione finalmente sono state svelate e le notizie sono aberranti. Dopo un appalto mensa, dopo due anni di ricorsi, dopo una revoca dell’appalto illegittima, dopo soldi su soldi buttati al vento, si scopre che il Comune intende procedere per soli tre mesi con una procedura negoziata che sicuramente sarà impugnata. Perché procedere con una procedura di questo genere esponendo il Comune a ulteriori ricorsi?». C’è infatti un possibile debito fuori bilancio che ammonta a circa 230mila euro per il Comune chiamato in causa dalla ditta Ladisa per ottemperanza alla sentenza. «Già pende un giudizio di ottemperanza con richiesta di risarcimento», continua Pompilio, «notizia che è stata ben celata ai consiglieri. Poi viene il bello: da marzo alla fine dell’anno non si sa che ne sarà del servizio. Quindi la mensa ripartirà, se ripartirà, per 40 giorni e poi il nulla. Il tutto mentre litigano per un assessorato agli affari legali ancora in sospeso. Una amministrazione che brancola sempre di più nel buio sul tema mense con i cittadini che ne pagano le conseguenze». Preoccupato per le sorti del servizio e delle famiglie anche il consigliere Udc Mario De Lio. «Non ci sono tempi precisi», dice, «in commissione ho chiesto della variazione di 110mila euro fatta in precedenza sul bilancio e mi hanno detto che lo hanno dirottato in altri servizi. Adesso prendiamo atto che l’emendamento approvato in consiglio non ha tempi certi. In ballo ci sono le famiglie che vogliono risposte».

