«Rione a misura d’uomo con i limiti di velocità»

L’associazione dei residenti presenta lo studio sulla mobilità nel quartiere «Sensi unici pericolosi, meglio creare zone percorribili a 30 chilometri orari»
LANCIANO. Cinquantotto pagine corredate di numeri, diagrammi e foto che raccontano, palmo a palmo, il quartiere Cappuccini, descritto partendo dal punto di vista più sensibile per i cittadini: la mobilità. Una prospettiva che consente di capire che, forse, un altro quartiere è possibile. Una nuova mobilità a misura d’uomo, ma che «non stravolga» l’attuale assetto viario e le consuetudini commerciali, sociali e di servizio sedimentate nei decenni, a partire dagli anni ’70-’80 quando il quartiere prende vita come «naturale sviluppo morfologico della periferia del centro storico». È stato presentato lunedì sera e consegnato al sindaco Mario Pupillo e alla sua amministrazione, il documento redatto dall’associazione Viale Cappuccini ad opera dell’ingegnere Giacomo Bona. Uno studio particolareggiato che, per volontà di chi lo ha stilato, non si presenta come «una sfida», ma come una «nuova opportunità da cogliere in alternativa alla previsione, inserita nel Pgtu comunale, di una pista ciclabile con senso unico nelle varie arterie del quartiere». Il documento è stato presentato nell’aula magna della scuola media Umberto I, nel corso di un incontro non molto partecipato da cittadini e residenti della zona, a cui però hanno preso parte diversi professionisti, amministratori, rappresentanti di gruppi politici, enti e associazioni.
IL TRAFFICO. Viale Cappuccini si presenta subito come una delle strade più trafficate del quartiere, dato che presenta, oltre che ad una costante media di percorrenza, anche il passaggio frequente di mezzi pesanti pubblici e privati. Secondo lo studio di Bona, che ha verificato i dati dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e calcolato il numero dei veicoli prendendo a riferimento un giorno feriale, il venerdì, la strada presenta «una scarsa mobilità carrabile, che è stimata dall’Ispra in 1,06 auto/minuto in media, che si fa intensa però in riferimento agli orari d’ingresso e di uscita degli istituti scolastici e dalle attività prevalenti con flussi che crescono a dismisura, per portare al parziale intasamento delle viabilità in esame». «Tale fenomeno», specifica il documento, «caratterizza una tendenza al sovraffollamento veicolare che determina un’altissima percentuale di pericolosità da incidentalità ed una grande probabilità d’incidentalità con magnitudo grave, a causa della presenza promiscua di pedoni e veicoli, su strada, negli orari di punta».
INCROCI E SENSI UNICI. Sul lato sinistro della strada si trova un totale di 74 incroci a raso di varia gravità. Sarebbe quindi discutibile e perfino pericoloso, secondo lo studio, prevedere una viabilità a senso unico verso sud, a causa dei flussi in entrata e in uscita, la presenza di numerosissime attività, scuole, una banca e perfino una clinica privata.
LA ZONA 30. Esiste un’alternativa, prevista e finanziata dalle leggi nazionali, per rendere un quartiere a misura d’uomo e di mobilità sostenibile e si chiama zona 30. Un tratto, cioè, «di tessuto infrastrutturale che viene reso percorribile con la limitazione dei 30 chilometri orari». «La speranza», specifica il documento, «è di riuscire a facilitare le amministrazioni a redigere progetti che prediligano percorsi realizzati alla presenza di emergenze ambientali; bisognerà quindi necessariamente evitare di trasformare le arterie comunali in strade congestionate e pericolose, ma prevederne l’eventuale trasformazione in Strada 30, solo per i tratti necessari alla previsione di collegamento tra le ciclabili in sede propria, per poter avere così omogeneità di tracciato e continuità logistiche senza danneggiare le quotidianità dei cittadini».
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