«Riportate qui i caduti all’estero»

Primavera: dopo Vittorio Emanuele III in Italia anche i nostri cari
CHIETI. «Ci sono voluti 70 anni per far rientrare in Italia la salma di Vittorio Emanuele III che fuggì in maniera ingloriosa dal suo Paese e non è possibile sapere quanti anni ancora ci vorranno per far rientrare in Italia tanti di coloro che la vita la persero fuori dal loro Paese per combattere con la bandiera tricolore o onorare, con il loro lavoro, il nome dell’Italia». È l’amara considerazione che fa Luciano Primavera, uno dei maggiori pittori e scultori abruzzesi. Il padre Mauro Giuseppe, morì l’11 dicembre del 1943, a 33 anni, prigioniero in Germania. Fu sepolto inizialmente nel cimitero di Kaltenkirchen, poi la salma fu riesumata e collocata nel cimitero italiano d’onore ad Amburgo, insieme a tanti altri.
A Guardiagrele, nel cimitero, c’è un sacrario che ospita i caduti per la patria dove Primavera vorrebbe che suo padre trovasse onorata collocazione. Insieme ad altri caduti di Guardiagrele che si trovano nello stesso cimitero: Francesco Dell’Arciprete, Giovanni Fiorin, Giuseppe Taraborelli e una donna, Santa Maria Scioli. Questi nominativi sono frutto di una ricerca che lo stesso Primavera ha fatto, superando non poche difficoltà. Il cimitero dove riposano le salme delle persone ricordate, si trova ad Amburgo, nel quartiere di Odjendorf, alla periferia est della città. C’è una bandiera tricolore che sventola, poi una croce e un altare, al centro di 40mila metri quadrati di terreno dove sono custodite le spoglie di 5.839 italiani. Si tratta di prigionieri di guerra, deportati politici o per motivi razziali e anche di lavoratori civili o loro familiari che si trovavano nei territori dell’ex Terzo Reich e che persero la vita in Germania dall’inizio della Seconda guerra mondiale fino alla data del 15 aprile 1946. Per molti di loro la tragica svolta avvenne dopo l’8 settembre, per i noti fatti di cui fu protagonista il re Vittorio Emanuele III, dove recentemente è stato riportato. I corpi dei caduti, invece, sono stati tumulati in quel lembo di terra diventato Cimitero militare italiano d’Onore, dove sventola la bandiera italiana dopo essere stati traslati dai territori dello Schlewing, Holstein, Niedesachsen, Amburgo, Brema, Hannover e dalla Westfalia.
La pietà umana che si deve a chiunque perde la vita lontano dal suo tetto fa si che anche per i migranti ci si impegni per riportarli nella loro terra, perché i familiari abbiamo un luogo dove piangerli e onorarli, «possibile che nessuno pensi a riportare finalmente in Patria i nostri caduti?», è la domanda che pone Primavera. «Sarei pronto ad andare di persona per riportare mio padre nella sua Guardiagrele, ma è giunto il momento in cui l’Italia ponga giusta attenzione anche nei confronti dei suoi figli sepolti lontano, con colpevole oblio».
Gino Di Tizio
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