Ristorante aperto per protesta, il giudice dispone il sequestro

4 Febbraio 2021

Lanciano. La polizia mette i sigilli al locale Ruvido e il titolare denunciato per aver violato le regole Ma il ristoratore non si arrende: «Il provvedimento non mi spaventa, continuerò la mia battaglia»

LANCIANO . «Immobile sottoposto a sequestro preventivo». Sigilli al “Ruvido, ristorante atipico” di via Dellarciprete che dal 15 gennaio ha aderito alla iniziativa #Ioapro, la protesta nazionale dei ristoratori contro i divieti dei Dpcm che impediscono loro di lavorare servendo ai tavoli. Dopo tre provvedimenti amministrativi, svariati controlli di polizia è arrivato il sequestro penale del ristorante e la conseguente denuncia per il proprietario Massimiliano Serrapica. Ieri, gli agenti del commissariato di polizia di Lanciano, guidati dal vice questore Lucia D’Agostino, hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa su richiesta della Procura di Lanciano, per violazione delle norme di sanità pubblica. Serrapica è stato denunciato per aver reiteratamente violato i provvedimenti dell’autorità.
Ieri il locale, proprio per l’ultima ordinanza firmata il 28 gennaio dal prefetto di Chieti Armando Forgione, che sospendeva l’attività per un mese, doveva essere chiuso. Ma non lo era. Come non è rimasto chiuso dopo i due provvedimenti amministrativi di 2 e 5 giorni, presi nelle scorse settimane per aver aperto le porte ai clienti e servito pranzi e cene ai tavoli del locale, nonostante l’Abruzzo fosse in zona arancione e fosse quindi vietato questo servizio. C’è stato anche un piccolo pranzo di nozze il 25 gennaio. «Non mi spaventa il sequestro», commenta Serrapica, «continuerò la mia battaglia per il lavoro e la libertà. Sono sereno perché so di essere nel giusto, difendo quello che è un diritto sancito dalla Costituzione: il lavoro. Stavolta sono stati celeri nei controlli», riflette il titolare del locale, «il sequestro è arrivato in breve tempo. Da parte mia penso di essere nel giusto. Credo nella Costituzione e nelle leggi. Il Dpcm non è una legge. Il sequestro preventivo non è stato fatto per il mancato rispetto delle norme anti Covid, visto che non sono violazioni di leggi, ma in base a norme in materia sanitaria risalenti al 1934. E infatti le norme del Dpcm non prevedono neanche le multe se uno non porta la mascherina. Ad ogni modo ieri, nel momento in cui sono venuti i poliziotti, che fanno il loro lavoro, e mi hanno notificato il provvedimento, non ci sono stati problemi. Con le mie collaboratrici siamo usciti tranquillamente».
Ma Serrapica non intende arrendersi. Dice che la sua battaglia non si fermerà perché ha diritto a lavorare in un locale aperto da poco. Contro il sequestro preventivo e i provvedimenti amministrativi, i legali del ristoratore ribelle annunciano ricorso. «Già abbiamo impugnato il primo provvedimento», precisa Serrapica, «il ricorso si può fare solo dopo che il prefetto firma il rapporto, ma passano pure 60 giorni. Ora ci sarà un ricorso d’urgenza contro il sequestro. Io vado avanti con la mia battaglia nel rispetto della Costituzione e le leggi. Poi vedremo in tribunale chi ha ragione. Sono fiero di me stesso».