Ritrovati la lupa e il cinghiale, le statue dell’ex Burgo

18 Ottobre 2016

CHIETI. Forse si avvicina l’epilogo, positivo, della storia di due statue, raffiguranti una lupa e un cinghiale, che, come ha scritto l’amministratore delegato della Burgo spa Paolo Mattei in una...

CHIETI. Forse si avvicina l’epilogo, positivo, della storia di due statue, raffiguranti una lupa e un cinghiale, che, come ha scritto l’amministratore delegato della Burgo spa Paolo Mattei in una lettera del 31 marzo del 2015, indirizzata al sindaco Umberto Di Primio e al consigliere comunale Marco Di Paolo, «sono da tutti ricordate come l’elemento distintivo dello stabilimento Burgo di Chieti. Le statue, dopo la chiusura della Burgo, vennero affidate in custodia, ad un dipendente della fabbrica, Leonardo Cardone, «in quanto rappresentante di un’associazione culturale del territorio», si legge ancora nella lettera, «affinché fossero poste nella piazza del villaggio Celdit dello Scalo per preservare la memoria di una realtà industriale così importante per il territorio teatino». Così però non è avvenuto, per le «complesse vicende della riconversione dell’area», scrive ancora Mattei, «che ci hanno impedito di seguire con cura gli sviluppi di questa iniziativa».

In effetti le statue sono state conservate da Cardone. Si deve a lui il fatto che le due statue siano state preservate fino ad oggi. La svolta sembra ora in arrivo grazie non solo all’interesse del consigliere comunale Marco Di Paolo, che preme con la pubblica amministrazione teatina perché «le due statue trovino degna collocazione, o al villaggio Celdit, a cui sembravano destinate, o all’ingresso della nuova stazione sorta proprio nei pressi dell’ex Celdit», ma anche per l’iniziativa di Ugo Iezzi, giornalista e autore di un libro sulla storia della “Fabbrica di papà”, appunto la Celdit, che vuole creare un museo dedicato allo storico stabilimento. Iezzi chiederà a Cardone e alla sua famiglia di essere parte importante di questo museo, con il recupero di queste due statue che si sono probabilmente salvate proprio grazie al fatto che è stato trovato chi si è impegnato a conservarle.

«La lupa e il cinghiale», dice Di Paolo, «hanno non solo un grande valore affettivo per tutti coloro che hanno lavorato in quella fabbrica, ma anche un valore storico. Non conosco gli autori delle due statue, ma ho scoperto che sono state realizzate con lo stesso materiale usato per l’altare della Patria»

Gino Di Tizio