«Rivogliamo l’oro venduto»

Orsogna, petizione per fare un comitato che si occupi di recuperare i doni ex voto ceduti dal parroco
ORSOGNA. Non si placano le polemiche sulla vendita dell'oro di San Rocco per un ricavato di 18mila euro utilizzati per riparare il tetto della chiesa di San Nicola. E non bastano nemmeno le motivazioni sostenute dal parroco del paese, don Mario Persoglio, sulla "necessità e urgenza" di quella vendita, emersa solo dopo mesi di silenzio e che ha indignato tutti gli orsognesi. Sono partite già da qualche giorno, assieme ad una vera e propria sollevazione popolare sui social network, le raccolte di firme per la costituzione di un comitato che si occuperà di recuperare quell'oro venduto, frutto di sacrifici e simbolo stesso della comunità che, tramite quelle donazioni, intendeva proteggere i propri affetti da problemi, disgrazie, carestie oppure omaggiare il santo più amato del paese per ringraziarlo di particolari momenti di felicità e prosperità in famiglia. Ai fedeli e perfino ai laici del paese non basta sapere che c'era un bisogno urgente di contanti per riparare il tetto della chiesa, rotto da anni e pericolante soprattutto a seguito delle nevicate e del maltempo di questo inverno. Il fatto di non aver interpellato la comunità sull'opportunità di quella vendita è stato ritenuto un vero e proprio "sgarbo", oltre che un'offesa alla storia e alla tradizione di Orsogna. «Si sarebbe potuto creare un conto corrente specifico», commenta amareggiato un orsognese, «e in modo trasparente ognuno avrebbe potuto contribuire alla riparazione. Ci sono anche tanti emigranti che hanno donato il proprio oro a San Rocco e che conservano, attraverso quei doni, un rapporto intenso e intimo con la terra natia. In questo modo si è tradita la fiducia di centinaia di persone, molte delle quali non ci sono più. Sicuramente questa è una cosa che Orsogna non dimenticherà facilmente».
Ed è stata ritenuta un'offesa anche l'aver cercato di sostituire con bigiotteria senza valore l'oro mancante proprio nel giorno della processione. «Non voleva assolutamente essere una presa in giro», si giustifica don Mario che per la vendita degli ex voto ad un compro oro di Francavilla è stato assistito da un avvocato, «semplicemente voleva essere un modo per non far andare il santo spoglio in processione». Cosa che però, una volta che le signore predisposte alla preparazione del corredo d'oro del santo hanno scoperto la verità, è effettivamente avvenuta. Don Mario continua a sostenere di essere stato autorizzato dal vescovo Bruno Forte. Ma qualcuno, tra i numerosi intervenuti sulla vicenda, scomoda addirittura il diritto canonico. Per la Chiesa infatti (articoli 1290 e seguenti) per vendere ex-voto donati alla Chiesa e oggetti preziosi di valore artistico o storico, è necessaria la licenza della Santa Sede. Intanto per tentare di placare gli animi don Mario ha indetto un'assemblea domenica 6 settembre alle 21 nella parrocchia di San Nicola.
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