Rivolta dei pm contro la nomina di Testa

22 Ottobre 2016

Il nuovo procuratore diventa un caso: salgono a cinque i magistrati che hanno scritto al Csm, c’è anche Varone a dire no

CHIETI. Anche il pubblico ministero, Gennaro Varone, uno dei 23 candidati per l'incarico di procuratore capo di Chieti, ha inviato una lettera al Csm. Salgono a cinque i magistrati che dicono no a Francesco Testa, ex pm della distrettuale antimafia di Catania indicato dalla commissione al plenum che dovrà decidere la sua nomina nel giro di un mese. Ma in una pagina, che due giorni fa è arrivata anche all'Anm Abruzzo, Varone chiede al Csm di ripensare la nomina di Testa: Varone, il pm di Pescara che ha indagato sulla pubblica amministrazione fino a riscrivere la geografia politica abruzzese, chiede un'audizione dei candidati, tra cui spiccavano i nomi di colleghe come Cristina Tedeschini, che però è destinata a Pesaro ed Elisabetta Rosi, che Chieti ricorda come il magistrato che fece tremare la politica democristiana degli anni Novanta durante le inchieste di Mani Pulite. Ma nell’elenco c’erano tre dei quattro pm della procura di Chieti, Lucia Anna Campo, Giuseppe Falasca e Marika Ponziani che, con il collega giunto da Vasto, Giacarlo Ciani, hanno scritto al Csm chiedendo un dietrofront sulla nomina di Testa. Questi, 45enne, quindi più giovane di tutti i magistrati finora citati, è da anni anche fuori ruolo perché opera in un organismo paragiudiziario a Vienna.

In cinque non lo vogliono al posto dell’ex procuratore capo, Pietro Mennini, promosso al vertice della procura generale d’Abruzzo. E il caso rischia di assumere una valenza nazionale.

Ai pm teatini che chiedono al Csm di ripensarci, dopo aver ricordato la propria «abnegazione» e sottolineato la propria «amarezza» per la scelta ricaduta sul penultimo nella graduatoria dei 23, specificando però, nella lettera, la frase «senza nulla togliere alla validità di Testa», si aggiunge Varone che va oltre. Il pm pescarese che fece arrestare D’Alfonso, Cantagallo e Venturoni, non rinuncia al posto a Chieti e alla qualifica di procuratore capo. Così, al Csm, chiede un faccia a faccia per scoprire il vero talento dei magistrati, la personalità e la professionalità. Non è più un criterio dirimente, ma Varone fa pesare anche la sua carriera: lui vanta 27 anni di servizio, come giudice civile e penale e sostituto procuratore, contro i 14 del nominato. La lettera di Varone non mette in discussione la legittimità della scelta ma ha il tono della difesa del proprio percorso personale. Più o meno la stessa cosa scritta sull’altra lettera dal procuratore pro tempore Campo, e dai colleghi Falasca, Ponziani e Ciani. Sono tutti contro il pm che, a 33 anni, indagava sulla mafia. E’ sua l’inchiesta che portò alla cattura di Giovanni Arena, condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, omicidio, estorsione e traffico di droga. Arena era tra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia, Testa tra i pm più giovani.