Rivoluzione nella coltivazione di zafferano

26 Maggio 2021

Pizzoferrato. Nasce l’associazione Paz: col nuovo metodo meno terreno e prodotti chimici ridotti

PIZZOFERRATO. Nasce a Pizzoferrato l’associazione nazionale Produttori associati zafferano (Paz), con Franco Ballone presidente, Salvatore Rinzivillo vice presidente e Palmerino Fagnilli segretario. Istituite tre delegazioni operative: a Gela (Caltanissetta), responsabile Salvatore Rinzivillo; a Mozzate (Como) responsabile Maurizio Genna; a Ozieri (Sassari) responsabile Antonio Cantara.
Gli associati utilizzeranno il metodo “Franco Ballone” codificato in un regolamento e disciplinare che utilizza struttura portante fuori terra, copertura asportabile in policarbonato, irrigazione a goccia con sensori di umidità, contenitori per la messa a dimora dei bulbi e coltivazione con ciclo annuale. I servizi a disposizione degli associati vanno dall’informazione su ricerche e sperimentazioni alla progettazione all’assistenza nella realizzazione e gestione; dall’impianto con la formula “chiavi in mano” alla domanda e offerta di bulbi; dal certificato di provenienza e garanzia dei bulbi al servizio di commercializzazione.
A Pizzoferrato, a febbraio dello scorso anno, è nato il progetto di produrre lo “zafferano di montagna”, scommessa sulla quale hanno puntato il Comune, la cooperativa di comunità Ajavdé, il Parco nazionale della Majella, l’università D’Annunzio, la Regione e la Paz. Lo “zafferaneto” è stato impiantato utilizzando il metodo Ballone, utilizzabile a ogni altezza, anche se quello di Pizzoferrato è il più alto d’Europa. L’innovazione è che lo zafferano con questo metodo può essere coltivato su un modulo sopraelevato, dove la gestione e raccolta viene svolta in posizione eretta, con un risparmio di lavoro del 50% e una densità di bulbi maggiore.
«C’è una produzione aumentata di sei volte rispetto alla coltivazione tradizionale a terra su campo aperto» afferma Ballone, «mentre per produrre 1 chilo di zafferano essiccato in fili con la coltivazione a terra occorre un’area netta di mille metri quadrati, con il metodo sul “modulo” ne bastano 160». C’è una inoltre una totale protezione contro i roditori, controllo delle erbe infestanti senza prodotti chimici o varie zappettature, eliminazione di lavorazione con mezzi meccanici e possibilità di utilizzare aree marginali. «La speranza» conclude Ballone, «è di portare in Abruzzo un centro di ricerca sulla genetica del bulbo per aumentare produzione e le qualità organolettiche».
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