Rolex e telefoni rubati Adesso i carabinieri cercano i proprietari

L’elenco completo della refurtiva sequestrata agli indagati Il giudice: il carcere è l’unico modo per fermare la banda
CHIETI. I carabinieri cercano i proprietari degli orologi Rolex e degli smartphone trovati dentro l’auto della banda che rubava nelle ville. I militari della compagnia di Chieti hanno diffuso l’elenco completo di gioielli e cellulari sequestrati sabato notte ai fratelli (stessa madre e padri diversi) Nicola Corso e Giosuè Della Santacasa, 21 e 28 anni, residenti a Tivoli, e alla loro cugina Sharon Spinelli, anche lei 28enne. I primi due sono rinchiusi nel carcere di Frosinone con le accuse di furto su un’automobile e tentato furto in abitazione, mentre la donna – che deve rispondere degli stessi reati – è sottoposta all’obbligo di dimora a Città Sant’Angelo.
L’ELENCO DEI BENI Gli investigatori hanno recuperato tre orologi Rolex, di cui due in acciaio modello Submariner e uno in oro (oppure in metallo placcato) modello Datejust. E ancora: quattro telefonini Samsung, uno Redmi, uno Brondi, un iPhone 11 Pro, un iPhone 12 Pro, uno Oppo e una parte posteriore di un cellulare Apple. Nell’Audi A5 di colore nero e con i finestrini oscurati, di proprietà di Spinelli, erano nascosti anche due mazzi di chiavi, di cui uno con telecomando “Vds”, e una chiave singola con un’etichetta e la scritta “Ufficio Carla”. Che la banda si preparasse a colpire ancora lo dimostrano anche i due grossi cacciaviti sequestrati dai carabinieri della sezione radiomobile.
L’ORDINANZA DEL GIUDICE Durante l’udienza di convalida degli arresti, mentre Spinelli si è avvalsa della facoltà di non rispondere, Corso e Della Santacasa hanno ammesso di aver rubato – nella Fiat Panda parcheggiata all’esterno di un ristorante di Brecciarola – il libretto di circolazione e un mazzo di chiavi di casa. I due fratelli, però, hanno sostenuto che non avessero più intenzione di rubare nell’abitazione del proprietario dell’autovettura, dopo essere arrivati all’indirizzo preciso grazie alle indicazioni ricavate dai documenti.
LE MOTIVAZIONI Ma la tesi del «ripensamento», secondo il giudice Maurizio Secco, non appare fondata, tenuto conto che l’Audi di Spinelli, già ferma all’interno della proprietà della vittima, «si è mossa in retromarcia dopo che i carabinieri erano intervenuti con i lampeggianti accesi». Corso e Della Santacasa, si legge sull’ordinanza, «risiedono in un’altra Regione e si sono recati a Chieti proprio allo scopo di realizzare i furti».
Dunque, è «concreto e attuale il pericolo» che compiano nuovi reati. Per il giudice, di conseguenza, rinchiudere in carcere i due fratelli, già in passato finiti nei guai per motivi di giustizia, è l’unico modo per evitare che tornino a colpire.
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