Sì al bilancio, ma le attività sono bloccate

Assemblea dei soci: con l’80% delle azioni della Banca commissariata da settembre il sodalizio non può prendere decisioni
CHIETI. L’assemblea dei soci della Fondazione Carichieti ha approvato il bilancio del 2014. Su un patrimonio storico di 97 milioni il consuntivo ha, alla voce disavanzo (avanzo dell’esercizio), 490mila euro, che non rappresentano perdite bensì costi che la Fondazione non ha potuto sostenere.
Del resto la Fondazione vive sui movimenti della banca che dal 5 settembre è sotto il controllo di Bankitalia con il commissario Salvatore Immordino. Un blocco blindato che le impedisce qualsiasi azione, sia essa di ripresa delle attività che della eventualità di intraprende la fase straordinaria di dismissione del patrimonio.
L’assemblea si è svolta pacificamente anche se c’è stato un solo socio che l’ha movimentata con osservazioni e richieste di chiarimenti su alcuni punti, ma alla fine ha preso atto di una situazione congelata. Il consuntivo è arrivato all’assemblea dopo che è stato già approvato dal Cda, presieduto da Pasquale Di Frischia.
All’incontro ha partecipato l’advisor Prometeia, intermediario tra Carichieti e Bankitalia. Ma la Banca centrale non ha ancora fornito all’advisor elementi certi sul valore dell’istituto di credito locale che ha necessità di uscire al più presto dal commissariamento. La Fondazione che è azionista della Banca all’88 per cento deve ridurre le proprie quote almeno al 33, come legge impone, ma se Immordino non fornirà indicazioni sullo stato patrimoniale di Carichieti per la Fondazione sarà impossibile cooptare nuovi acquirenti.
E che ci siano impedimenti reali per la Fondazione, che non può proporre alcun piano di ricapitalizzazione si legge nella relazione di bilancio: «L’advisor non ha ancora formalizzato alcun accordo con la procedura di amministrazione straordinaria della Carichieti spa al fine di accedere alle informazioni che il commissario riterrà possibile fornire per la redazione di un piano industriale idoneo al rilancio della Cassa e funzionale alla determinazione del valore della partecipazione detenuta dalla Fondazione». La Fondazione in altre parole ha l’80 % cento della azioni della Cassa delle quali però non si conosce il valore. Se infatti la Fondazione potesse vendere riprenderebbe le attività istituzionali. Attualmente la Fondazione ha un patrimonio attivo di 97 milioni di euro: 20 di immobilizzazioni materiali e immateriali, beni immobili, tra cui palazzo de’ Mayo, beni immobili strumentali, beni mobili d’arte, etc e 77milioni di immobilizzazioni finanziarie. La Fondazione del resto ha anche stretto la cinghia con una riduzione dei costi notevole come gli interventi a pioggia che non fa più: il segretario generale si è dimesso ed è diventato consulente esterno con una parcella di gran lunga inferiore a quella percepita quando era inquadrato. Di più, dicono i soci, non si può fare. «Al momento il Cda della Fondazione», si legge ancora nella relazione del bilancio consuntivo, «non ha informazioni relative ai tempi di attuazione di questa fase e conseguentemente impossibilitato a prendere decisioni in merito allo svolgimento dell’attività istituzionale o ad una eventuale fase straordinaria tesa prevalentemente alla dismissione dell’attivo patrimoniale».
Il tempo del controllo di Bankitalia dovrebbe essere di un anno ma si pensa che per sbloccare la situazione ci vorrà molto di più.

