«Sabatino è vittima della sua malattia»

5 Ottobre 2014

Accusato di violenza sessuale ma il farmaco che gli cura il Parkinson causa disturbi del controllo, c’è una prova scientifica

CHIETI. La sua vita è devastata dall’arresto, l’inchiesta e da accuse infamanti. Ma ha un obiettivo Giuseppe Sabatino: evitare che accada ad altri quello che è successo a lui. A chi gli vive accanto, in questi mesi di arresti domiciliari, ripete una frase chiave: «Sono vittima incolpevole degli effetti collaterali della terapia del Parkinson di cui non posso fare a meno».

Questo è il suo dramma ma anche la sua difesa dall’accusa di violenza sessuale su mamme di piccoli pazienti.

Il neonatologo, ormai in pensione dal primo ottobre, non può parlare con nessun altro che non siano i familiari e il difensore, Andrea Di Lizio. E lui rispetta le regole, affidandosi all’avvocato e alla scienza. Ma anche i giudici aquilani del riesame, nel negargli la libertà, gli hanno dato la più grande occasione per difendersi, riconoscendogli di fatto che la cura della malattia di cui soffre, la stessa che colpì papa Wojtyla, «gli determina, quale disordine del controllo degli impulsi, ipersessualità anche patologica». E’ come dire che le sue azioni nei confronti di quelle madri, seppure da condannare, erano incontrollabili perché indotte dal farmaco che cura il morbo di Parkinson.

Da tre mesi agli arresti in un grazioso villino, molto ben arredato e a due passi da piazza Trento e Trieste, Sabatino trascorre il tempo studiando e scrivendo di medicina della prima infanzia o componendo poesie ispirate da temi veri, come la storia di un neonato strappato alla morte per meningite e dei genitori che gli sono riconoscenti a vita. O come il libro, promosso dall’Unicef, che lo ha fatto conoscere a livello internazionale, intitolato semplicemente “Come amare un bambino”. Ma a chi gli sta vicino ripete da tre mesi il suo obiettivo: «Voglio dimostrare che il malato di Parkinson è particolare, va accettato per quello che è. Ciò che mi è accaduto non deve succedere ad altri». Che cosa gli è accaduto?

Il 15 luglio scorso, Sabatino viene arrestato con accuse pesanti. Anche se non ci sono mamme che lo denunciano, esistono filmati che lo ritraggono mentre ha attenzioni particolari verso quelle donne, sette, otto, forse di più. Ma basta andare su Internet e digitare le parole: “Disturbi del controllo degli impulsi nel Parkinson” per scoprire che: «Sono stati sottoposti a questionari specifici per evidenziare disturbi del controllo degli impulsi 3090 pazienti con malattia di Parkinson in 46 centri negli Stati Uniti e nel Canada. E' emerso che il 13,6% soffriva di almeno uno di questi disturbi: 5,7% acquisti compulsivi, 5% gioco d'azzardo, 4,3% alimentazione compulsiva e 3,5% sesso compulsivo». Lui rientra nell’ultimo caso. La letteratura medica è piena di questi studi, intuiti più di trent’anni fa. Si scopre che lo stesso farmaco, che Sabatino usa per curasi, è stato al centro di una class action, per gli effetti collaterali e devastanti che portano un malato a non accorgersi di quanto gli sta accadendo. Ma per Sabatino è più angosciante perché non è servito a nulla essere medico per capire il disturbo e fermarlo in tempo.

Così all’interno di una villetta ovattata ed elegante, quasi in centro, dove i libri coprono le pareti, i tappeti smorzano i passi ed i rumori, che riempiono la città restano fuori con i commenti, le insinuazioni e, tipico della provincia, le morbosità di storie come la sua, il neonatologo combatte due battaglie. Quella contro la malattia, sempre più invalidante, e l’altra, diventata la più importante, di far capire che il “disordine del controllo dell’impulsività” annulla la volontà di non commettere reati. La scienza gli dà ragione quando elenca i famigerati effetti collaterali di farmaci “Dopamino agonisti”, che - si legge sui testi - si “diffondono e vanno ad attivare circuiti che sono così sovrastimolati”.

C’è chi, per curarsi, diventa schiavo del gioco d’azzardo; chi ha compulsioni all’acquisto e chi, invece, ha pulsioni sessuali che vanno al di là della volontà. E’ una scarica dopaminergica la causa di quanto gli è accaduto facendolo finire agli arresti e sott’accusa. Questo, in sintesi, vogliono dimostrare Sabatino e il suo difensore per uscire fuori da una vicenda che ha scosso Chieti, gli ambienti dell’Università D’Annunzio e del policlinico. Dove l’ex primario non tornerà più perché, da cinque giorni, è in pensione. «Inidoneità assoluta e permanente», si legge sul documento che lo mette a riposo. Come i giudici anche lo Stato ha capito il suo dramma.