Sabino, a rischio 70 posti di lavoro Ora arriva l’appello di sei sindaci

Marinucci, Menna, Budano, Di Fonso, Di Carlo e Racciatti uniti: «La politica non lasci soli gli operai» E stamattina la procura affida l’incarico per le autopsie, è il primo passo dell’inchiesta con 7 indagati
CASALBORDINO. Un lavoro sicuro e un futuro dignitoso per i dipendenti della Esplodenti Sabino dopo la strage di mercoledì scorso. A chiederlo all’unisono sono i sindaci del territorio. «Il dolore per la perdita dei colleghi è grande», dice il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, «altrettanto grande è la paura del futuro». Marinucci ha già parlato sia con il presidente della Regione Marco Marsilio che con i parlamentari del territorio.
Ora più che mai è necessario che le istituzioni siano vicine alle famiglie dei 70 operai. Nel 2020, la fabbrica rimase chiusa per molto tempo. Questa volta – dopo la morte di Giulio Romano, 56 anni di Casalbordino, Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, e Gianluca De Santis, 44 anni di Palata (Campobasso) – di tempo potrebbe volercene molto di più. «Va anche detto che molti dipendenti hanno paura di lavorare ancora con materiale esplosivo», prosegue Marinucci, «c’è chi ha assistito per due volte alla tragedia. C’è chi ha perso un familiare e solo per miracolo non è morto a sua volta. Per questo chiedo aiuto e sostegno per 70 lavoratori e le loro famiglie anche quando scadranno gli ammortizzatori sociali».
Anche gli altri sindaci del Vastese sollecitano aiuti. «Questa è una situazione drammatica e straordinaria», dice il sindaco di Vasto e presidente della Provincia, Francesco Menna, «la politica deve intervenire per garantire continuità lavorativa e reinserimento delle maestranze. È doveroso aiutare i lavoratori e le loro famiglie». Sollecita l’unione del territorio il sindaco di Villalfonsina, Mimmo Budano: «Bisogna fare da subito, occorre un lavoro di squadra fra tutte le istituzioni coinvolte e adottare provvedimenti emergenziali per dare una prima risposta. Contestualmente, va attivato un piano di formazione per pensare a un reinserimento dai lavoratori anche in altri settori dove in questo periodo manca la manodopera. Mi metto nei panni di quei lavoratori: pensare di tornare a lavorare nella fabbrica di contrada Termini è diventato oggettivamente e umanamente difficile».
Aggiunge Nino Di Fonso, sindaco di Torino di Sangro: «L’aiuto degli enti preposti dopo questa ennesima tragedia è assolutamente necessario per evitare che si aggiungano altri drammi. Chiediamo il loro intervento affinché siano garantite le misure di sostentamento alle 70 famiglie che oggi si trovano a casa e non sanno quando l’azienda a cui è stata sospesa la licenza potrà riaprire. È urge un intervento per il loro immediato sostentamento e un progetto a breve in cui gli operai vengano ricollocati con rimodellamento e riqualificazione del lavoro».
Per il sindaco di Pollutri, Nicola Maria Di Carlo, «la politica deve intervenire e trovare soluzioni, ma anche la comunità deve fare la sua parte aiutando come può le famiglie». Carlo Racciatti, sindaco di Guilmi e amico di molti lavoratori, ritiene che prima di tutto vadano garantiti gli ammortizzatori sociali: «Dopo questo passaggio è necessario pensare a chi vorrebbe un nuovo ricollocamento. Dovrebbe essere guidato e protetto. Conosco i lavoratori della Sabino: sono tutte persone specializzate e pronte per altre incombenze. Non dovrebbero esserci difficoltà a ricollocarli. Serve la volontà».
Stamattina il pm Silvia Di Nunzio affiderà l’incarico per eseguire le autopsie ai medici legali Pietro Falco e Rossella Ferrara. Potranno nominare propri consulenti anche le famiglie delle vittime e i sette indagati Gianluca, Sabino, Massimo e Marco Salvatore, Giustiniano Tiberio, Carlo Piscopo e Barbara Palestini, che devono rispondere di omicidio colposo, con l’aggravante «della violazione delle norme per prevenire gli incidenti sul lavoro», e disastro colposo.
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