Casalbordino

Sabino Esplodenti, slitta l’udienza: famiglie risarcite per un milione

19 Giugno 2026

Il giudice dà appuntamento per novembre agli imputati assenti in tribunale per difetti nelle notifiche. I dirigenti hanno negoziato con i parenti delle vittime, ma c’è l’accusa di omicidio e disastro colposi

CASALBORDINO. È durata pochi minuti, ieri mattina, l’udienza preliminare per la tragedia alla Sabino Esplodenti in cui il 13 settembre 2023 persero la vita tre operai: Giulio Romano, 56 anni di Casalbordino, Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, e Gianluca De Santis, 44 anni di Palata. Nessuna delle dieci persone indagate era in aula, ma non c’erano nemmeno i legali che assistono le vittime. Questo perché le famiglie degli operai morti non si costituiranno parte civile. Sono state risarcite con circa un milione di euro a famiglia.

Il risarcimento è stato effettuato all’interno di una crisi negoziata aziendale. «Abbiamo risarcito tutti i familiari delle vittime, così avevamo fatto per il primo incidente», ha spiegato l’avvocato Arnaldo Tascione che assiste gli accusati insieme ai colleghi Augusto La Morgia, Alessandra Cappa, Francesco Tascione, Stefano Vitale, Antonio Gatta, Antonio Codagnone, Giancarlo De Marco, Giuseppe D’Angelo e Sergio Della Rocca. «Al momento non siamo entrati nel merito delle responsabilità». In aula i difensori hanno poi eccepito la nullità di quattro notifiche a comparire per altrettanti imputanti chiedendo quindi il rinvio dell’udienza. Il giudice Fabrizio Pasquale ha rinviato l’udienza preliminare al 19 novembre.

Nel registro degli indagati compaiono i nomi di dieci persone, tra vertici aziendali e responsabili della sicurezza: Gianluca Salvatore, Sabino, Massimo e Marco Salvatore, Carlo Piscopo, Giustiniano Tiberio, Barbara Palestini, Massimiliano Sarrocchi, Giuseppe Gala e Angela Scagliuso. Le accuse contestate sono omicidio e disastro colposi. Secondo gli inquirenti, sono emerse criticità significative nei protocolli di prevenzione e nelle procedure di controllo. I tre operai deceduti a seguito del disinnesco di una spoletta, a detta della Procura, dovevano operare con comandi distanza e in un locale adeguato. Alla Esplodenti Sabino è stato contestato anche l’illecito amministrativo dipendente da reato.

La tragedia del 2023 non fu purtroppo un episodio isolato. Alla Sabino Esplodenti si era verificato un incidente analogo il 21 dicembre 2020, quando un’esplosione uccise altri tre operai. In quel caso, cinque dei dieci attuali imputati furono assolti in primo grado dalle stesse accuse di oggi. La Procura, però, ha impugnato quelle assoluzioni, ritenendo che le responsabilità non siano state adeguatamente riconosciute. Il procedimento è ora al vaglio della Corte d’Appello dell’Aquila.

A ottobre 2025 la Esplodenti Sabino è stata rilevata da Arca Defense Italy. L’accordo fra l’azienda turca attiva nel settore della difesa e l’azienda di Casalbordino è stato siglato a Milano, dove la società con base ad Ankara ha la sua sede italiana. Per i 70 dipendenti della Esplodenti si è aperta quindi una nuova fase. E non solo per loro. L’Arca Defense Italy ha in programma circa 100 milioni di investimenti per il rilancio dell’attività produttiva. Passaggio che produrrà benefici all’intero territorio. La nuova fabbrica non si occuperà di demilitarizzazione di materiale esplosivo, ma dell’assemblaggio di munizioni di medio calibro. Attività molto più sicura della precedente.

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