Saldi, bilancio in chiaroscuro I negozianti: piegati dai rincari

20 Agosto 2022

La stagione degli sconti non decolla come si sperava: «In città poco movimento, tanti vanno al mare» La ricetta di D’Autilio: «Bisogna investire nel turismo e nell’accoglienza, sì agli hotel nei palazzi storici»

LANCIANO. Bene, ma non benissimo. La stagione dei saldi in città, partiti il 2 luglio come da calendario regionale e in dirittura di arrivo il 31 agosto, non è decollata come si sperava. Il commercio cittadino ha risentito, come sempre, dell’effetto-estate, ovvero uno scarso movimento di cittadini e acquirenti che invece hanno affollato la Costa dei trabocchi e si trascina dietro ancora i postumi del Covid. Chi ha venduto bene lo ha fatto prima dei saldi, nel periodo primaverile.
«La stagione per noi è partita alla grande grazie alle cerimonie, ferme per due anni», raccontano Lucia e Cinzia del negozio Stella Calzature, «con i saldi invece è andata bene i primi 10 giorni, come avveniva anche negli anni pre Covid, poi lo stallo». «Come tipologia di negozio», spiega Maddalena Valentini, organizzatrice di eventi e titolare di un negozio di oggettistica in corso Bandiera, «i saldi non ci aiutano più di tanto. E quest’anno ci sono stati periodi di vendite quasi a zero come a gennaio-febbraio e Pasqua. Come organizzatrice di eventi ho recuperato le spese lavorando tantissimo per le cerimonie e in questo periodo noto che si vende un po’ di più, ci sono turisti in giro, anche stranieri, e persone che vivono fuori e tornano in città a fare acquisti nei negozi di fiducia».
Meglio per il food and beverage. «Abbiamo lavorato molto quest’anno», interviene Rocco Finardi, imprenditore e titolare di hamburgerie e fast food, «certo non ci siamo arricchiti: siamo riusciti a pagare le utenze, ma rispetto a chi non ha potuto fare nemmeno quello teniamo botta. Ci sono stati rincari dappertutto, oltre che sul fronte energetico, come ad esempio nel mio settore su latticini, pane (oltre il 40%), salse, addirittura la carta».
E c’è chi, nella crisi, ha imparato a reinventarsi. È il caso di Lucia, del negozio di abbigliamento per bambini Mini Klan in via Battisti. «Ho studiato molto durante il lockdown e ho avviato le vendite on line», spiega, «vanno bene, e arrivano ordini da tutta Italia, basta seguire la pagina Facebook del negozio e tramite messaggi do consigli su taglie, vestibilità e tipo di prodotto. Alla fine anche gli stessi lancianesi continuano a comprare così».
«I saldi non hanno portato l’effetto sperato», considera Fabrizio Giardino, responsabile Confesercenti di Lanciano, «a chi è andata bene ci si è allineati ai periodi pre Covid. Scontiamo un po’ la mancanza del mare e, ora, anche i rincari energetici». «Lanciano», consiglia Giuseppe D’Autilio, titolare di un negozio di calzature e abbigliamento, «deve saper cercare e investire nella sua identità che è il turismo. Chiusi i grandi opifici, a Lanciano resta un tessuto terziario e la città deve strategicamente orientarsi verso un turismo culturale e paesaggistico. Mancano però perfino i grandi alberghi. Allora perché non sfruttare i palazzi storici e darli in gestione per un arco temporale a imprenditori locali? E si pensi anche ai bike hotel che possono contare su grandi finanziamenti e muovono una importante fetta di mercato. Il nostro centro storico è il secondo più esteso d’Abruzzo dopo L’Aquila, è da lì che bisogna ripartire e il quartier generale deve essere il mercato coperto, a metà tra città vecchia e nuova».